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Tragedia in montagna: sette morti in 24 ore tra Gran Paradiso, Cervino e Monte Bianco

Tre alpinisti trentini sono stati trovati senza vita sul Gran Paradiso dopo una segnalazione per mancato rientro al rifugio Chabod; altri decessi sono avvenuti sul Pic Tyndall del Cervino e sul Monte Bianco, per un totale di sette vittime in 24 ore.

Tragedia in montagna: sette morti in 24 ore tra Gran Paradiso, Cervino e Monte Bianco

Una serie di incidenti in alta montagna ha provocato la morte di sette persone in un arco di 24 ore. Il caso più grave riguarda tre alpinisti italiani precipitati sulla parete Nord del Gran Paradisoi cui corpi sono stati localizzati a quota prossima ai 3.600 metri durante un sorvolo con elicottero. Le operazioni di soccorso e i recuperi si sono susseguiti tra la serata e la notte.

Gli interventi hanno coinvolto più realtà operative e diversi versanti delle Alpi: dal massiccio del Gran Paradiso al Cervinofino al Monte Bianco. Le dinamiche degli eventi variano da cadute in parete a incidenti sui ghiacciai, ma il comune denominatore è l’improvviso peggioramento delle condizioni per chi si trovava fuori programma o non ha fatto rientro al rifugio.

Recupero dei tre alpinisti sul Gran Paradiso

La prima emergenza si è attivata dopo una segnalazione di mancato rientro al rifugio Chabod. Alle 19.30 di venerdì la Centrale Unica-CUS ha ricevuto la chiamata che ha portato all’immediato invio dell’elicottero del Soccorso alpino valdostano. Durante il sorvolo notturno i soccorritori hanno individuato i corpi dei tre alpinisti a una quota prossima ai 3.600 metri lungo la parete Nord del massiccio.

Identità e contestualizzazione

I tre deceduti sono alpinisti italiani residenti in Trentino: Maicol Zenatti38 anni, di Rovereto; Sergio Martinelli29 anni, nato a Trento; e Antonio Sardano49 anni, originario di Andria. L’incidente sembra essere avvenuto nella mattinata di venerdìma il mancato rientro ha fatto scattare la segnalazione solo in serata. I corpi sono stati recuperati nella serata durante le operazioni coordinate dal Soccorso alpino; il riconoscimento è stato affidato al Soccorso alpino della Guardia di Finanza di Entrèves.

Negli stessi settori frequentati dai tre alpinisti, due settimane fa un altro incidente sulla stessa via aveva già provocato la morte di Andrea Villaalpinista cinquantaquattrenne di Como, un dato che sottolinea la pericolosità del percorso nelle condizioni attuali.

Altri incidenti: Cervino e Monte Bianco

Alla tragedia del Gran Paradiso si sono aggiunti altri decessi verificatisi nelle 24 ore successive. In mattinata di sabato un alpinista straniero è morto sul Cervino. L’intervento di recupero è stato effettuato dall’equipaggio di Air Zermatt in coordinamento con il Soccorso alpino valdostanoe il corpo è stato trasportato ad Aosta. L’incidente è avvenuto sul Pic Tyndalllungo la via normale della cosiddetta Grande Becca.

Sul Monte Bianco sono stati recuperati i corpi di altri tre alpinisti: due rinvenuti sul versante francese e uno nella zona del ghiacciaio della Brenva. Anche in questi casi l’intervento dei soccorsi è stato rapido, ma le condizioni e l’entità delle lesioni hanno reso impossibile ogni tentativo di salvataggio. Nel complesso, gli eventi citati portano il conteggio complessivo a sette vittime in 24 ore.

Le operazioni di soccorso hanno visto l’attivazione di elicotteri e squadre a terra, con la partecipazione di organi di polizia e di soccorso specializzato. L’insieme degli episodi evidenzia come, in alta montagna, la combinazione di esposizione, condizioni del terreno e tempistiche di intervento possa determinare esiti drammatici anche per alpinisti esperti.

Coordinamento e successive verifiche

Le attività di riconoscimento e di accertamento delle cause sono in carico alle unità competenti, tra cui il Soccorso alpino della Guardia di Finanza per il caso del Gran Paradiso. L’attenzione delle autorità resta alta, sia per chiarire le dinamiche dei singoli incidenti sia per valutare eventuali fattori comuni legati alle condizioni dei percorsi e alla sicurezza alpinistica.

Questi fatti ribadiscono l’importanza della pianificazione, del rispetto dei tempi di rientro e della comunicazione tempestiva in caso di imprevisti. Le montagne citate — Gran ParadisoCervino e Monte Bianco — sono itinerari noti ma impegnativi, dove ogni disattenzione o condizione avversa può avere conseguenze estremamente gravi.

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