Si è spento all’età di 87 anni padre Claudio Moser, frate francescano originario di Palù di Giovo. Con una vocazione rivolta alle persone in movimento, la sua opera è stata soprattutto dedicata alla pastorale degli emigrati e all’assistenza sociale di comunità italiane fuori dall’Italia. Il legame con la sua terra natale non ha mai cancellato la presenza costante nei luoghi in cui ha operato, tanto da renderlo un punto di riferimento per molte famiglie lontane.
Fratello del noto ciclista campione Francesco Moser, padre Claudio ha scelto una strada di servizio che lo ha portato a vivere per decenni all’estero. Dopo oltre cinquanta anni di missione lontano dall’Italia, aveva deciso di tornare nel nostro Paese e di trascorrere gli ultimi anni nella comunità dei frati a Trento, dove si è spento all’alba di venerdì 22 maggio 2026. La sua figura unisce l’impegno religioso alla concretezza dell’azione sociale.
Un ministero tra Boston e Toronto
Dal 1969 la sua attività pastorale si è concentrata prevalentemente in Nord America: prima a Boston e poi a Toronto. In questi contesti, padre Claudio ha svolto un ruolo non solo liturgico ma anche sociale, offrendo assistenza e orientamento a chi viveva l’esperienza dell’espatrio. La sua presenza nelle chiese e nelle associazioni italiane ha significato per molti emigrati la possibilità di mantenere un legame culturale e spirituale con la patria, oltre a ricevere supporto concreto nella vita quotidiana.
La parrocchia St. Peter e il lavoro comunitario
Attraverso l’impegno nella parrocchia di St. Peter a Toronto, padre Claudio ha promosso attività aggregative e servizi di aiuto che si sono estesi ben oltre la funzione religiosa. Le iniziative messe in campo avevano una forte componente educativa e di sostegno sociale, con programmi rivolti alle famiglie e ai più vulnerabili. Questo approccio multidimensionale gli ha permesso di costruire relazioni durature e di rafforzare la rete di assistenza per gli italiani residenti in Canada.
L’impegno oltre i confini nordamericani
Il raggio d’azione di padre Claudio non si è limitato alle comunità italiane in Nord America: il suo interesse per le condizioni di marginalità lo ha portato a sostenere progetti nella Repubblica Dominicana. Qui si è concentrato in particolare sugli immigrati haitiani impiegati nelle piantagioni di canna da zucchero, persone spesso costrette a vivere in situazioni di estrema precarietà. Le azioni promosse miravano a migliorare l’accesso all’istruzione e alla salute, contrastando con interventi pratici la povertà e l’emarginazione.
Progetti educativi e sanitari
Le iniziative di cui padre Claudio è stato promotore comprendevano progetti educativi per bambini e adulti e interventi sanitari di base. L’obiettivo era duplice: offrire sollievo immediato e creare basi per un cambiamento a lungo termine. Con il sostegno della comunità parrocchiale e di volontari, sono stati attivati programmi che potessero garantire un minimo di dignità e opportunità a chi lavorava nelle piantagioni, portando attenzione su temi spesso ignorati dalle politiche locali.
Il ritorno in Italia e gli ultimi anni
Dopo oltre mezzo secolo trascorso all’estero, padre Claudio è rientrato in Italia nel maggio 2026. Ha vissuto gli ultimi anni nell’infermeria dei frati a Trento, dove la comunità religiosa gli ha assicurato assistenza e vicinanza. Il suo trasferimento non ha annullato il peso del lavoro svolto all’estero, ma segnava una fase di cura e riflessione sulla lunga esperienza di servizio che lo aveva contraddistinto.
La notizia della sua scomparsa, avvenuta all’alba di venerdì 22 maggio 2026, ha suscitato cordoglio tra le comunità che lo hanno conosciuto: dai fedeli di Boston e Toronto alle persone coinvolte nei progetti in Repubblica Dominicana. Il ricordo di padre Claudio rimane legato alla capacità di unire fede e azione sociale, a favore degli ultimi e degli emigrati, in un percorso di vita caratterizzato da dedizione e umanità.


