L’assestamento di bilancio 2026-2028 della Provincia Autonoma di Trento è al centro di un acceso confronto politico: per l’anno in corso la manovra prevede lo stanziamento di 599 milioni di euro una cifra che supera la soglia del mezzo miliardo. Il gruppo consiliare dem del Partito Democratico del Trentino ha reagito duramente, sostenendo che la distribuzione delle risorse non dia priorità a chi subisce maggiormente gli effetti della crisi economica.
La polemica non riguarda solo l’ammontare complessivo, ma la destinazione prevalente dei fondi: secondo il gruppo consiliare, una parte molto consistente dei capitali è assorbita da investimenti in opere pubbliche mentre restano escluse risposte più immediate per il benessere economico delle famiglie la casa e le misure di welfare che incidono sul potere d’acquisto.
Bilancio 2026-2028 e la distribuzione delle risorse
La manovra illustrata per il periodo 2026-2028 contempla interventi in diversi capitoli, ma il nodo sollevato dal Pd riguarda la concentrazione degli stanziamenti: oltre l’80% delle risorse disponibili viene destinato, a loro giudizio, ad opere infrastrutturali. Il gruppo consiliare dem sottolinea come la disponibilità di quasi 600 milioni per l’anno in corso metta in luce un potenziale diverso utilizzo delle somme, soprattutto alla luce delle difficoltà che molte famiglie stanno affrontando a causa della perdita di potere d’acquisto.
Avanzo e accantonamenti
Nel ragionamento del Partito Democratico del Trentino ricorre il tema degli avanzi rimangono accantonati centinaia di milioni, anche in depositi alla Banca d’Italia che non vengono impiegati in misure sociali immediate. Per il gruppo dem questo dato dovrebbe spingere la Provincia a prevedere già nel bilancio di dicembre una quota più significativa destinata al sostegno alle famiglie, invece di posticipare interventi che potrebbero avere effetti tangibili nel breve periodo.
Le richieste concrete del Partito Democratico del Trentino
Il Partito Democratico indica una serie di priorità che, a suo avviso, avrebbero dovuto trovare spazio nell’assestamento. Al centro delle proposte c’è l’adeguamento e l’indicizzazione degli strumenti di welfare: il gruppo chiede di intervenire sull’assegno di cura e sull’ICEF per ampliare la platea dei beneficiari attualmente esclusi. L’obiettivo dichiarato è rendere più accessibili prestazioni e servizi fondamentali per le famiglie e per chi è in situazione di fragilità economica.
Tra le ulteriori istanze, il Pd sollecita misure sull’assegno unico forme di sostegno all’affitto più strutturate e azioni per contrastare il fenomeno degli alloggi sfitti che potrebbero aumentare l’offerta abitativa accessibile. Viene anche richiamata la necessità di rendere realmente gratuita la frequenza ai nidi e di avviare interventi volti al recupero del potere d’acquisto per i dipendenti pubblici.
Critiche specifiche al contributo affitto
Sul tema della casa il gruppo consiliare dem contesta il meccanismo previsto per il contributo all’affitto: la misura attuale, definita dal Pd, prevede un’erogazione distribuita su due anni con una pausa di un anno fra i periodi, una soluzione ritenuta poco coerente con le esigenze dei nuclei familiari che necessitano di continuità nell’aiuto economico. Per questo motivo la proposta è di ripensare la modalità e la durata del sostegno per renderlo più efficace e immediato.
Alla base delle richieste c’è l’idea che, con avanzi di centinaia di milioni già evidenti, la Provincia potrebbe destinare «diverse decine di milioni» a capitoli mirati entro la chiusura di bilancio di dicembre, generando un impatto rapido sulle condizioni di molte famiglie trentine.
La posizione politica del gruppo consiliare dem
Nel documento ufficiale il Partito Democratico del Trentino mostra preoccupazione per la distanza tra le scelte di investimento della Giunta e le esigenze sociali della popolazione. Il gruppo consiliare dem ribadisce che, sebbene gli investimenti in capitale possano essere utili nel medio-lungo termine, non possono sostituire misure immediatamente capaci di attenuare gli effetti della crisi sul reddito familiare e sull’accesso al welfare.
La critica finale del gruppo è netta: con risorse complessive superiori al mezzo miliardo disponibili nel 2026, è incomprensibile, secondo i dem, non modulare la manovra verso interventi che diano sollievo concreto alle famiglie e che affrontino temi come carovita, casa e servizi essenziali.



