Il panorama del commercio italiano sta subendo una profonda trasformazione. Secondo il primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia, presentato a Roma, le unità locali del commercio al dettaglio sono diminuite del 14,4% tra il 2018 e il 2026, passando da 666.479 a 570.313. Tuttavia, le imprese rimaste sul mercato mostrano una maggiore capacità di adattamento, crescita e innovazione.
Il fatturato complessivo del settore è cresciuto del 25,7%, passando da 326,8 a 410,7 miliardi di euro, mentre il fatturato medio per addetto è aumentato del 27,9%. Gli addetti sono diminuiti solo dell’1,8%, segnalando una concentrazione del mercato verso imprese più grandi e organizzate.
Le dinamiche del mercato: crescita e declino
Il Rapporto evidenzia dinamiche profondamente differenziate tra i diversi comparti. I discount hanno visto un incremento del fatturato del 101,1%, mentre i canali alternativi al negozio tradizionale, compreso l’e-commerce sono cresciuti del 41,9%. In difficoltà, invece, le attività di prossimità e alcuni esercizi specializzati, come edicole, librerie, cartolerie, negozi di giocattoli e di articoli musicali.
L’impatto sul territorio
La riduzione dei negozi non è solo un cambiamento economico, ma incide anche sulla presenza dei servizi e sulla vitalità delle comunità locali. Massimo Piffer, presidente dell’Associazione commercianti al dettaglio del Trentino e vicepresidente vicario di Confcommercio Trentino, sottolinea che «la desertificazione commerciale non è una faccenda privata tra imprenditore e mercato: riguarda direttamente la qualità della vita delle comunità».
La visione di Confcommercio Trentino
Confcommercio Trentino segue da anni queste trasformazioni e ha orientato la propria azione verso una visione di sistema, nella quale commercio, turismo, servizi, mobilità, rigenerazione urbana e qualità dello spazio pubblico sono parti di un unico ecosistema. Un approccio particolarmente rilevante per il Trentino, caratterizzato da una rete diffusa di centri urbani, località turistiche, vallate e comunità montane.
Piffer sottolinea che «difendere il commercio non significa conservare artificialmente ciò che non funziona più, ma creare le condizioni affinché le imprese possano evolvere, investire e continuare a essere presenti nei territori». Servono politiche coordinate, riduzione della burocrazia, accesso al credito, sostegno agli investimenti tecnologici, formazione, rigenerazione degli spazi urbani, infrastrutture adeguate e regole uguali per tutti gli operatori.
Il commercio deve essere riconosciuto per ciò che è: una vera infrastruttura economica e sociale come ribadito dal presidente Sangalli. Piffer rivolge infine un riconoscimento alle donne e agli uomini del sistema associativo, sottolineando il loro ruolo cruciale nel disegnare un futuro di sviluppo e benessere per l’economia e per il territorio trentino.



