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Filiera nera delle ceneri smascherata: indagini transnazionali e sequestri

Un'inchiesta transnazionale ha ricostruito una vera e propria filiera nera delle ceneri, con indagati in diversi paesi europei e impianti posti sotto sequestro

Filiera nera delle ceneri smascherata: indagini transnazionali e sequestri

L’operazione convenzionalmente denominata Carbone delle Alpi ha portato alla luce una rete che, secondo gli inquirenti, avrebbe gestito il traffico illecito di rifiuti su scala europea. L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Trento e condotta dal Nucleo Operativo Ecologico (NOE) dei Carabinieri di Trento a partire dal 2026, è stata sviluppata con il contributo di partner internazionali come Eurojust, Europol e OLAF. I controlli iniziali risalgono a un’ispezione su un autocarro con targa croata fermato a Prato alla Drava, Alto Adige, che trasportava ceneri con documentazione irregolare.

La natura del sistema e i prodotti messi in commercio

Secondo l’accusa, la rete avrebbe creato una vera e propria filiera nera delle ceneri da piro-gassificazione, capace di ricollocare sul mercato rifiuti pericolosi presentandoli come prodotti di pregio. Le ceneri, contenenti alti livelli di IPA (cioè idrocarburi policiclici aromatici) e diossine, sarebbero state impiegate per produrre bricchette per barbecue, ammendanti per terreni agricoli e additivi per calcestruzzo, oltre a essere commercializzate nella negoziazione di quote di CO2. Le analisi chimiche effettuate sugli esemplari prelevati avrebbero rilevato concentrazioni ben al di sopra dei limiti di legge, senza trattamenti idonei ad eliminare gli inquinanti.

Come veniva aggirata la normativa

Nel quadro accusatorio sono emerse pratiche amministrative e tecniche utilizzate per occultare la natura di rifiuto del materiale: certificazioni di sostenibilità fittizie, procedure burocratiche interpretate in maniera favorevole e, secondo l’ipotesi degli inquirenti, un ruolo di copertura tecnico-istituzionale. In particolare, l’inchiesta indica comportamenti riconducibili a dirigenti dell’Agenzia Provinciale per l’Ambiente (APPA) di Bolzano che avrebbero predisposto note interpretative favorevoli, ritardato sanzioni e interferito con attività ispettive, facilitando la commercializzazione del materiale.

Ambito geografico, arresti e sequestri

Le attività investigative hanno ricostruito movimenti transnazionali delle ceneri verso stabilimenti in Austria, Germania, Croazia, Serbia e Svizzera, mentre i controlli e i sequestri hanno riguardato impianti in Alto Adige, Veneto, Lombardia e in diversi Paesi europei. Complessivamente sono 19 le persone e 3 le società indagate a vario titolo per reati che includono il traffico illecito di rifiuti transnazionale e la frode nell’esercizio del commercio. Dodici degli indagati sono stati posti in custodia cautelare in carcere: tra loro cinque persone di origine altoatesina (inclusi due dirigenti dell’APPA di Bolzano), tre cittadini austriaci, due tedeschi e due croati. Due impianti di teleriscaldamento, a Versciaco e a Lasa (Alto Adige), sono stati coinvolti nelle misure; quello di Lasa è stato sottoposto a sequestro preventivo e affidato ad amministrazione controllata.

Cooperazione e supporti tecnico-scientifici

All’indagine hanno partecipato strutture nazionali e internazionali: il Comando per la Tutela Ambientale e la sicurezza energetica dell’Arma, il Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) per le attività forensi, l’Agenzia delle Dogane per i campionamenti durante i transiti e gli istituti tecnici come il Istituto Superiore di Sanità per la valutazione dei rischi sanitari. Anche i ministeri competenti, tra cui il Ministero della Salute e il Ministero dell’Ambiente, sono stati coinvolti per verificare le implicazioni ambientali e sanitarie legate all’uso dei prodotti derivati dalle ceneri.

Impatto economico, distorsione del mercato e profitti

Secondo gli inquirenti, il sistema avrebbe assicurato alle due società italiane coinvolte un significativo vantaggio economico, stimato in centinaia di migliaia di euro, derivante dal mancato smaltimento corretto di migliaia di tonnellate di rifiuti e dalla loro vendita come prodotti di pregio. Questa condotta avrebbe inoltre consentito l’ottenimento illecito di quote di CO2 per il mercato delle emissioni, con un palese effetto di distorsione della concorrenza a danno degli operatori che rispettano le norme ambientali e i costi di smaltimento.

Rischi per la salute e per l’ambiente

Le analisi hanno evidenziato concentrazioni pericolose di IPA e diossine nei materiali trattati e nei prodotti finiti, mettendo in luce rischi concreti per la salute pubblica e per gli ecosistemi se i prodotti fossero stati usati come fertilizzanti, mangimi o combustibili domestici. L’eventuale diffusione sul mercato di tali materiali senza adeguati trattamenti rappresenta un problema di ordine sanitario e ambientale che ha richiesto il coordinamento tra autorità giudiziarie, sanitarie e doganali.

Fase processuale e garanzie

Il procedimento è attualmente nella fase delle indagini preliminari; è quindi importante ricordare la presunzione di innocenza. Gli indagati sono al momento sospettati, in base agli elementi raccolti, di reati gravi ma la loro posizione sarà definitivamente chiarita solo nel corso del processo e dopo una sentenza irrevocabile. Le misure cautelari vengono ritenute dagli inquirenti necessarie per evitare il rischio di reiterazione e di inquinamento probatorio e per tutelare l’interesse pubblico alla salute e all’ambiente.

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