Nel 2026, l’Alto Adige si trova al centro di due narrazioni contrastanti riguardo alla sicurezza sul lavoro. Da un lato, si celebrano i progressi significativi nel settore agricolo e forestale, dall’altro, si sollevano critiche aspre per la gestione del caldo estremo che sta mettendo a dura prova i lavoratori.
La regione, conosciuta per i suoi paesaggi montani e le sfide operative uniche, sta cercando di bilanciare innovazione e responsabilità, mentre le temperature record mettono alla prova le politiche locali.
Progressi nella sicurezza agricola: il calo degli infortuni
Tra il 2019 e il 2026, gli infortuni sul lavoro nei settori agricolo e forestale in Alto Adige hanno registrato un calo di quasi il 14%, un dato superiore alla media regionale del -9%. Questo risultato è stato reso noto dall’Unione Agricoltori e Coltivatori Diretti Sudtirolesi (SBB), che ha annunciato l’istituzione del nuovo Centro di competenza per la sicurezza sul lavoro e la tutela della salute.
“La prevenzione produce risultati concreti”, ha evidenziato il presidente dell’SBB, Daniel Gasser, sottolineando come il calo sia avvenuto nonostante le difficoltà operative legate al territorio di montagna. Il nuovo Centro, coordinato da Stephen Gallmetzer Kaufmann, farà da punto di riferimento per famiglie contadine e lavoratori, basandosi su tre pilastri: sicurezza tecnicaorganizzazione del lavoro e formazione.
L’iniziativa avverrà con il supporto di un Comitato consultivo multidisciplinare e il patrocinio del presidente della Provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, e degli assessori Magdalena Amhof, Luis Walcher e Hubert Messner. “Non serve nuova burocrazia, ma una vera cultura della sicurezza con regole dettate dal buon senso”, ha commentato Kompatscher.
Critiche alla gestione del caldo estremo
Mentre si celebrano i progressi nella sicurezza agricola, la Uiltec trentino alto Adige ha lanciato durissime critiche alla gestione del caldo estremo da parte delle autorità locali. Il segretario organizzativo Francesco Mongioì ha accusato gli assessori provinciali di “disprezzare i cittadini” e di giocare “a rimpiattino con le responsabilità di governo”.
“La cosiddetta quarta ondata di caldo estremo sulla nostra regione è arrivata”, ha scritto Mongioì in una nota ufficiale. “In realtà è improprio parlare di quarta ondata. Si tratta dell’ondata di caldo estremo dell’estate 2026. C’è stata qualche pausa con temperature più tollerabili, ma anche con nubifragi e grandinate che hanno prodotto non pochi danni.”
Mongioì ha criticato l’assenza di ordinanze specifiche per la tutela dei lavoratori, sottolineando che tutte le regioni, ad eccezione delle province di Trento e Bolzano e della Val d’Aosta, hanno emanato ordinanze specifiche, soprattutto per tutelare chi lavora all’aperto.
“L’assessore trentino, Spinelli, aveva già risposto alle organizzazioni sindacali il 10 luglio 2026, con una lettera di fermo diniego all’emanazione di un’ordinanza che fermasse il lavoro nelle ore più calde a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori”, ha aggiunto Mongioì.
La Uiltec ha anche criticato l’assessora altoatesina Amhof per aver lasciato intendere che la decisione di non emanare ordinanze fosse del Comitato di coordinamento, una dichiarazione che Mongioì ha definito “non vera”. “Sono membro del Comitato e posso assicurare che non si è espresso con un voto e le Organizzazioni sindacali presenti si sono tutte correttamente espresse per un’ordinanza a tutela dei lavoratori”, ha affermato.
Mongioì ha concluso il suo attacco sottolineando che “il rifiuto di emanare un’ordinanza a tutela di lavoratrici e lavoratori delle Provincie Autonome di Trento e Bolzano, pone anche un interrogativo: si assumeranno i due assessori le proprie responsabilità se qualche lavoratore morirà, a causa della loro inerzia, per il caldo estremo?”.



