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Previdenza: perché la proposta di usare il Tfr per andare in pensione prima è controversa

La Cgil definisce 'sbagliata' e 'folle' la proposta di utilizzare il Tfr per anticipare la pensione a 64 anni. Scopri perché secondo il sindacato questa soluzione penalizza i lavoratori.

Previdenza: perché la proposta di usare il Tfr per andare in pensione prima è controversa

La possibilità di andare in pensione a 64 anni utilizzando il Tfr per raggiungere la soglia richiesta è tornata al centro del dibattito sulla riforma previdenziale. Ma chi ne trarrebbe realmente vantaggio? Secondo la Cgil i beneficiari sarebbero davvero pochi, mentre per la maggior parte dei lavoratori il rischio sarebbe quello di sacrificare parte della liquidazione senza riuscire comunque a centrare i requisiti.

Il sindacato ha definito la proposta ‘sbagliata’ e, alla luce dei numeri, ‘addirittamente folle’. Lara Ghiglione, segretaria confederale della Cgil, ha ribadito che il Tfr appartiene ai lavoratori e non può essere considerato una risorsa pubblica con cui finanziare la riforma.

I numeri che spiegano la contrarietà della Cgil

Nel 2026, per accedere al pensionamento anticipato, la soglia ordinaria indicata è pari a tre volte l’assegno sociale, ovvero 1.638,72 euro mensili. Secondo le simulazioni della Cgil, un lavoratore con una retribuzione annua di 30 mila euro e 30 anni di contributi maturerebbe una pensione di circa 1.110 euro al mese. Anche aggiungendo il Tfr stimato, non riuscirebbe a raggiungere il livello richiesto.

Il ricalcolo contributivo e le perdite per i lavoratori

Un altro nodo critico è rappresentato dal ricalcolo contributivo dell’intera pensione. Con 40 anni di versamenti e una retribuzione annua di 35 mila euro l’assegno passerebbe, nelle stime della Cgil, da circa 1.726 a 1.543 euro al mese oltre 182 euro in meno pari al 10,6%. Con uno stipendio annuo di 50 mila euro la perdita arriverebbe a 261 euro mensili mentre con 70 mila euro supererebbe i 365 euro.

Chi potrebbe beneficiare dell’anticipo pensionistico?

Per chi ha una pensione attesa vicina alla soglia, invece, l’utilizzo del Tfr potrebbe non bastare comunque. La Cgil sostiene che la proposta non amplia realmente la flessibilità del sistema previdenziale ma scarica interamente il costo dell’anticipo sulle lavoratrici e sui lavoratori.

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