In una serie di controlli durati tre giorni, la Guardia Costiera in collaborazione con il Servizio Veterinario e l’Unità Operativa Igiene degli Alimenti dell’ASUI ha svolto un’operazione su larga scala nella zona compresa tra il lago di Garda e le vallate trentine. L’intervento, mirato a verificare la tracciabilità e le condizioni di conservazione dei prodotti ittici, ha portato al sequestro di circa 2.000 kg di pesce e alimenti in stato di deterioramento.
Le ispezioni hanno interessato sia un noto grossista, fornitore di numerosi alberghi e locali della regione, sia un ristorante etnico specializzato in cucina giapponese. Nei magazzini del grossista sono emerse evidenti carenze igienico-sanitarie, mentre nel ristorante le autorità hanno riscontrato l’assenza di informazioni sulla provenienza dei prodotti e la presenza di riso per sushi scaduto da mesi.
Il controllo al grossista di Garda
Le indagini sono iniziate presso il magazzino del grossista, dove gli ispettori hanno analizzato le celle frigorifere destinate ai prodotti refrigerati a temperature comprese tra 0° e 4°C. In questa zona sono stati individuati 75 kg di pesce fresco – rombi, ombrine, ricciole e orate – con chiari segni di alterazione fisica e un odore acre, segni tipici di una conservazione inadeguata.
Prodotti refrigerati 0-4°C
Oltre al pesce, sono stati trovati molluschi bivalvi privi di vitalità: le valve erano aperte e i liquidi si erano ormai dispersi, contravvenendo alle normative che richiedono il mantenimento dei molluschi vivi fino al consumo. L’assenza di etichette di tracciabilità ha impedito di ricostruire la filiera, violando il decreto di legge sulla sicurezza alimentare.
Prodotti congelati a -20°C
La situazione è peggiorata nelle celle dei prodotti congelati, mantenuti a -20°C. Qui gli ispettori hanno trovato ghiaccio sporco, polvere e residui di confezioni danneggiate, evidenziando una manutenzione gravemente insufficiente. In totale circa 600 kg di prodotti sono stati sequestrati o smaltiti direttamente sul posto, con conseguente sanzione amministrativa di 2.000 euro per il titolare.
Il ristorante etnico sotto accusa
Il successivo focus dell’operazione è stato un ristorante giapponese molto frequentato, dove le autorità hanno scoperto la totale assenza di informazioni di tracciabilità sui prodotti ittici conservati nei numerosi frigoriferi del locale. I pesi totali sequestrati ammontano a circa 1.400 kg di pesce già sfilettato e pronto per essere servito crudo, tra cui gamberi, mazzancolle, tonni, polpi, calamari, branzini, salmoni, scampi, ricciole e seppie.
Mancanza di tracciabilità e riso scaduto
Il menù digitale del ristorante, consultabile tramite tablet, mostrava descrizioni ingannevoli: ad esempio, un polpo indopacifico proveniente dal Vietnam era presentato come pregiato “moscardino”. Inoltre, è stato sequestrato riso per sushi con scadenza superata da diversi mesi, ulteriore violazione delle norme di informazione leale al consumatore.
Conseguenze amministrative e giudiziarie
Al termine dell’operazione, le autorità hanno emesso sei sanzioni amministrative per un valore complessivo di circa 75.000 euro. Inoltre, il responsabile del grossista è stato deferito all’Autorità Giudiziaria con l’accusa di commercio di prodotti alimentari in cattivo stato di conservazione mentre il ristorante ha ricevuto una notifica di violazione delle pratiche leali di informazione e la relativa multa.
Questa ampia operazione dimostra l’impegno delle forze dell’ordine e degli enti sanitari nel garantire la sicurezza alimentare e la trasparenza della filiera ittica. I consumatori trentini possono ora attendersi un controllo più rigoroso, mentre gli operatori del settore sono avvertiti della necessità di adeguare le proprie pratiche a standard più severi.



