Il Santa Chiara di Trento ha celebrato ieri l’apertura di una sala operatoria ibrida un ambiente dotato di tecnologia d’avanguardia destinato a rivoluzionare il trattamento delle patologie cardiovascolari, la principale causa di mortalità nella regione. L’iniziativa, voluta dalla Provincia autonoma di Trento mira a fornire risposte terapeutiche più rapide, precise e meno invasive, riducendo al minimo gli spostamenti del paziente durante le procedure complesse.
Il progetto è stato realizzato con una spesa complessiva di 5,7 milioni di euro interamente a carico della Provincia. Di questi, 3,2 milioni sono stati destinati ai lavori edili e impiantistici, mentre 2,5 milioni hanno coperto l’acquisto delle attrezzature sanitarie e dell’arredo. Il risultato è una sala di 70 metri quadrati che integra chirurgia, radiologia e ecografia in un unico spazio operativo.
Tecnologia all’avanguardia della sala operatoria ibrida
Al cuore della nuova struttura si trova un angiografo pensile robotizzato di ultima generazione affiancato da ecografi vascolari, ecotomografi e poligrafi polivalenti. Grazie a questi strumenti, le equipe di cardiologi, cardiochirurghi, chirurghi vascolari e radiologi interventisti possono pianificare e realizzare interventi su misura per ogni paziente, dalla correzione di aneurismi alla sostituzione percutanea delle valvole mitrale, tricuspidale e aortica.
Le capacità della sala consentono anche la chiusura dei difetti del setto interatriale, dell’auricola sinistra e l’ablazione della fibrillazione atriale, sia per via transcatetere che in videotoracoscopia. Il monitoraggio in tempo reale di immagini ad alta definizione migliora la sicurezza operativa, accorcia i tempi di recupero e aumenta i tassi di successo terapeutico.
Soluzione architettonica a palafitta e integrazione logistica
Per non interferire con le attività quotidiane dell’ospedale, il Dipartimento tecnico ha ideato una struttura modulare “a palafitta”, elevata su pilotis di metallo. L’edificio, posizionato all’estremità del Corpo C, si sviluppa su due livelli fuori terra per una superficie lorda di 265 metri quadrati e un volume di 1.200 metri cubi. Questa soluzione ha azzerato l’impatto sulla viabilità di servizio e ha mantenuto un collegamento diretto con il blocco operatorio esistente.
Standard di biocontenimento e radioprotezione
Il locale è certificato ISO 5 garantendo un filtraggio dell’aria a flusso laminare di altissimo livello. Inoltre, sono state integrate schermature piombate per assicurare la massima radioprotezione al personale e ai pazienti durante le procedure di imaging.
Dichiarazioni istituzionali e prospettive future
«Questa è una giornata molto importante e attesa», ha sottolineato Antonio Ferro direttore generale di Asuit, evidenziando come il progetto sia il frutto di una visione a lungo termine e di investimenti mirati. Il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti ha aggiunto che la sala è la dimostrazione di una programmazione strategica capace di rafforzare la sanità pubblica trentina.
L’assessore alla salute, politiche sociali e cooperazione, Mario Tonina ha ricordato che l’iniziativa nasce da una decisione politica avviata nella legislatura precedente e ha ribadito l’impegno a continuare a finanziare tecnologie all’avanguardia per il territorio.
Il direttore del dipartimento cardio-toraco-vascolare, Roberto Bonmassari ha spiegato che la sala permette di adottare un approccio “sartoriale” fondamentale per i pazienti più fragili, e ha sottolineato il valore della multidisciplinarità. Lorenzo Trevisiol presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Trento, ha evidenziato come la struttura sia anche un importante strumento formativo per studenti e specializzandi.
Infine, Debora Furlani direttrice del Dipartimento tecnico, ha descritto la sfida ingegneristica affrontata e ha ringraziato tutti gli attori coinvolti, dal reparto di ingegneria clinica alla ditta esecutrice, per aver consegnato un’opera di “assoluto livello”.



