Il caso di Ferdinand Nokaj ha scosso le comunità di Rovereto e delle Marche. Il giovane, 25 anni, era studente di psicologia all’università trentina quando, il 30 agosto, scompare senza lasciare tracce. Dopo giorni di ricerche intensi, il suo corpo è stato individuato il 5 settembre sulle rive dell’Adige nella frazione di Grumo, nel comune di San Michele all’Adige.
La famiglia, originaria di Fano e Calcinelli, ha dovuto interrompere le vacanze estive in Albania per correre a Rovereto. Il fratello Martin ha coordinato le ricerche fin dal primo giorno, mentre i genitori si sono spostati tra il Trentino e le Marche, tentando di ricostruire le ultime ore del loro figlio.
Ultimi messaggi e la scomparsa di Ferdinand
Alle 17:21 del 30 agosto, Ferdinand ha telefonato a Martin dalla stazione ferroviaria di Rovereto riferendo di essere stato aggredito da due persone. La voce al telefono era timorosa: “Ferdi era impaurito”, ha dichiarato il fratello. Dopo la chiamata, i due hanno continuato a scambiarsi messaggi su WhatsApp; l’ultimo, alle 19:16 contiene la frase “Ancora vivo”.
Il mattino seguente, 31 agosto, Martin si è recato ai carabinieri di Fano per denunciare la scomparsa poiché il fratello non rispondeva più. Le autorità hanno tracciato l’ultima posizione del cellulare acceso, individuata a Termeno quasi 64 km da Rovereto, lungo la Strada del Vino.
Le indagini: dal cellulare a Termeno al ritrovamento a Grumo
Le forze dell’ordine hanno subito avviato una ricerca su vasta scala, coinvolgendo Carabinieri, volontari e la Croce Rossa. Nel frattempo, i genitori hanno interrotto il loro soggiorno in Albania e si sono diretti a Rovereto. Il 23 settembre i Nokaj sono stati convocati nella caserma di Fano per fornire ulteriori dichiarazioni; il 25 settembre, invece, sono stati chiamati a Rovereto per il riconoscimento del corpo.
Il 5 settembre, gli investigatori hanno recuperato un corpo sulle sponde dell’Adige a Grumo. Inizialmente la famiglia non è stata informata dell’identificazione; solo il 25 settembre i carabinieri hanno condotto il riconoscimento presso l’ospedale Santa Chiara di Trento, dove il padre ha confermato l’identità grazie al volto e a un tatuaggio sul petto.
Chi era Ferdinand: studi, impegni e testimonianze familiari
Ferdinand, nato a Fano e residente a Colli al Metauro aveva trasferito a Rovereto cinque anni prima per proseguire la magistrale in Scienze cognitive presso la facoltà di psicologia. Durante le estati lavorava in una pizzeria locale e, nel tempo libero, si dedicava al volontariato presso la Croce Rossa di Fossombrone. Per diversi anni è stato animatore in un centro estivo a Calcinenelli, dove aveva trascorso la propria infanzia.
Secondo le parole di Martin, Ferdinand era un “ragazzo d’oro”, amichevole, dedito allo studio e appassionato di disegno. Aveva organizzato una mostra personale a Rovereto e, quando incontrava un voto deludente, si impegnava a studiare il doppio per migliorarsi. La sua descrizione dipinge un giovane sensibile, impegnato e ben inserito nella sua comunità.
Il drammatico finale, con la scoperta del corpo a 42 chilometri da Rovereto, ha lasciato la famiglia in uno stato di shock profondo. La Procura di Trento ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio mentre la famiglia continua a cercare risposte sulla dinamica dell’aggressione riferita pochi ore prima della scomparsa.



