Il Consiglio regionale della Campania ha dato avvio al primo iter legislativo dedicato ai caregiver familiari. Parallelamente, nella provincia di Trento si è svolta l’ultima audizione della commissione d’indagine su Hydro Dolomiti Energia, focalizzata sul rapporto fra produzione idroelettrica e tutela delle risorse idriche.
Entrambi gli eventi segnano momenti di grande rilevanza per le rispettive comunità: da un lato, il riconoscimento istituzionale di chi si occupa quotidianamente di persone vulnerabili; dall’altro, la pressione crescente su un’impresa energetica per assicurare un equilibrio sostenibile tra energia rinnovabile e salute dei fiumi.
Legge regionale per i caregiver: i primi passi in Campania
Nel contesto della VI Commissione del Consiglio regionale, il vicepresidente Luca Trapanese ha presentato una proposta di legge volta a garantire supporti economici, psicologici e formativi a chi presta assistenza a familiari disabili o non autosufficienti. L’assessore Andrea Morniroli ha accolto l’iniziativa, aprendo la strada a una possibile sintesi con il testo del consigliere D’Errico, anch’egli focalizzato sul sostegno alle attività di cura intrafamiliari.
La proposta ora è passata alla Sottocommissione, che dovrà definire criteri di accesso chiari, meccanismi di erogazione dei contributi e modalità di coordinamento tra sanità e servizi sociali. L’obiettivo è trasformare il ruolo del caregiver da mera estensione del welfare a soggetto titolare di diritti specifici tutelando la salute psico-fisica, la stabilità lavorativa e la vita sociale di chi assiste un proprio caro.
Hydro Dolomiti Energia sotto interrogatorio: ascolti su acqua e ambiente
Presieduta da Andrea de Bertolini, la commissione speciale di indagine ha ricevuto le testimonianze di rappresentanti delle associazioni di pescatori, di Val di Fiemme Outdoor e del Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale (CIRF). Le parti hanno sottolineato come le “variazioni repentine delle portate” causate dalle attività di produzione elettrica possano compromettere gli ecosistemi fluviali, in particolare nella diga di Stramentizzo, dove i sedimenti rilasciati a valle alterano gli habitat ittici.
Le associazioni hanno chiesto una gestione più attenta dei limi e dei flussi, l’introduzione di un deflusso minimo vitale e una maggiore prevedibilità delle chiusure delle centrali, per permettere una programmazione efficace delle attività di pesca e del turismo outdoor. La discussione ha anche toccato la questione dei finanziamenti provinciali destinati alle associazioni, confrontandoli con i modelli dell’Alto Adige.
Impatto sul turismo e sulla biodiversità
Val di Fiemme Outdoor ha evidenziato che la fluttuazione dei livelli d’acqua influenza direttamente la percezione dei visitatori e la praticabilità delle escursioni fluviali. Allo stesso tempo, il CIRF ha ricordato che la frammentazione degli habitat dovuta a sbarramenti e dighe riduce la biodiversità dei fiumi, con conseguenze sulla riproduzione delle specie ittiche.
Le audizioni sono ancora in corso e le conclusioni della commissione dovranno tradursi in indicazioni operative per conciliare la produzione idroelettrica con la salvaguardia delle risorse idriche del territorio trentino.



