5 Ottobre 2026 ☁ 15°

Scade il taglio di 6,1 centesimi sul diesel, partono le accise mobili

Dal 5 ottobre il diesel perderà lo sconto di 6,1 centesimi e le accise mobili prenderanno il posto, mentre i recenti ribassi alle pompe segnalano un calo di 13‑19 centesimi al litro.

Scade il taglio di 6,1 centesimi sul diesel, partono le accise mobili

Il sconto fiscale di 6,1 centesimi sul diesel, introdotto lo scorso anno per attenuare l’impatto del cari carburanti giunge al suo termine il 5 ottobre. Da quel giorno entrerà in vigore il nuovo regime delle accise mobili una misura che sostituirà l’agevolazione temporanea e che potrebbe far risalire i listini del gasolio, soprattutto sulla rete autostradale.

L’associazione dei consumatori Codacons ha messo in evidenza che, nonostante il termine dello sconto nelle ultime sette giornate le grandi insegne – Eni, Ip, Q8 e Tamoil – hanno applicato price cap e promozioni commerciali che hanno portato i prezzi a diminuire. Sulla rete ordinaria la benzina è scesa di 11 centesimi al litro, corrispondente a un risparmio di circa 5,5 euro per un pieno, mentre il diesel ha guadagnato 13,3 centesimi di sconto, pari a circa 6,65 euro in meno. Il ribasso è stato più marcato sulle autostrade, dove la benzina ha perso 19 centesimi e il diesel 19,1 centesimi per litro, fattore che traduce un risparmio di quasi 9,5 euro sul pieno.

Fine del taglio di 6,1 centesimi: conseguenze per i consumatori

Quando le accise mobili verranno attivate, il peso dell’imposta sul prezzo alla pompa sarà calcolato in base al consumo effettivo dei carburanti. Il meccanismo, sebbene concepito per ridurre le distorsioni fiscali, può tradursi in un rientro dei costi precedentemente coperti dallo sconto. Il Codacons, preoccupato per l’eventuale rincaro, ha chiesto a Eni, Ip, Q8 e Tamoil di prorogare i price cap almeno fino a fine anno, vista la persistenza di prezzi del petrolio a livelli molto alti e l’incertezza sul conflitto in Medio Oriente.

Secondo le stime dell’Associazione, il diesel resta ancora 30,2% più caro rispetto al periodo precedente al conflitto in Iran, con un aumento medio di 52,1 centesimi per litro. Per un pieno di 50 litri, ciò si traduce in una spesa aggiuntiva di oltre 26 euro, un peso significativo per le famiglie italiane che già hanno sostenuto più di 4,7 miliardi di euro di costi aggiuntivi in sei mesi.

Impatto economico: dati di Adusbef e Mimit

Il Consorzio per l’Analisi dei Dati del Trasporto Terrestre (Adusbef) ha calcolato che, nel periodo marzo-agosto 2026, gli automobilisti hanno speso circa 30 miliardi di euro per rifornire i propri veicoli. La stessa analisi evidenzia che, nello stesso arco temporale del 2025, il totale era di 25,3 miliardi di euro, mostrando un incremento di quasi 5 miliardi dovuto sia all’inflazione dei prezzi sia alla diversa composizione delle accise.

Parallelamente, i dati dell’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit pubblicati domenica 4 ottobre 2026, mostrano che il prezzo medio self-service sulla rete stradale è di 2,049 euro per la benzina e 2,244 euro per il gasolio. Sulla rete autostradale, i valori salgono a 2,064 euro per la benzina e 2,268 euro per il diesel. Questi valori confermano la tendenza all’incremento, ma allo stesso tempo dimostrano come le recenti iniziative di calmierazione possano tenere sotto controllo gli aumenti più bruschi.

Se le grandi compagnie manterranno le promozioni, i consumatori potrebbero continuare a beneficiare di ribassi pari a 13-19 centesimi al litro. Tuttavia, l’introduzione delle accise mobili e la persistenza di prezzi del petrolio elevati lasciano spazio a nuove pressioni sui listini, soprattutto per chi si rifornisce su autostrada o ha un consumo elevato di diesel.

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