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Due sospetti, padre e figlio, imputati per porto abusivo di arma

Padre e figlio di origine sinti fermati per tentato omicidio a Trento; iniziata l’inchiesta e trasferiti a Verona Montorio.

Due sospetti, padre e figlio, imputati per porto abusivo di arma

Il 3 ottobre, nella zona delle Torri di Madonna Bianca a Trento, un agguato a colpi di pistola ha scosso profondamente la popolazione locale. L’episodio, avvenuto in piena giornata, ha alimentato timori e ha spinto le autorità a intensificare le indagini per ricostruire la dinamica dell’attacco.

Fin da subito, gli investigatori hanno orientato le ricerche verso una possibile faida tra famiglie rom ipotesi che ha condotto a una serie di controlli mirati. Il risultato è stato l’identificazione di due individui, padre e figlio di origine sinti, rispettivamente di 40 e 30 anni, residenti in via Milano a Bolzano.

Arresti e trasferimento al carcere di Verona Montorio

I due soggetti sono stati convocati nella questura di Bolzano, dove hanno fornito le prime dichiarazioni. Subito dopo, le autorità hanno disposto il loro fermo per tentato omicidio e porto abusivo di arma da fuoco. I sospetti sono stati condotti al carcere di Verona Montorio, dove attendono la decisione della magistratura.

Dettagli delle accuse

Le imputazioni prevedono un reato di tentato omicidio in quanto le prove indicano l’intento di uccidere, e un porto abusivo di arma da fuoco reato grave che comporta pene severe. Al momento, i due indagati sono considerati persone sottoposte a indagine; la loro responsabilità penale sarà valutata soltanto al termine di un processo.

Operazione poliziesca: un fronte multi-agenzia

L’azione, avviata nelle ore notturne e protratta fino a sera, ha coinvolto una molteplicità di strutture. Oltre alla Squadra Mobile trentina e a quella altoatesina, hanno partecipato il Reparto Prevenzione Crimine Lombardia, le unità di primo intervento di Milano e Bolzano, nonché personale della Polizia Scientifica delle due Questure.

Unità specializzate

Per rinforzare l’intervento, sono state schierate unità cinofile specializzate nella ricerca di esplosivi e artificieri provenienti da Padova, Bergamo, Bolzano e Verona. Anche la Protezione civile della Provincia di Bolzano ha fornito supporto logistico, garantendo una risposta coordinata e tempestiva.

Reazione istituzionale

Il sindaco di Trento, Franco Ianeselli, ha espresso gratitudine a polizia e procura, dichiarando: “Dopo tanti giorni di paura e di tensione, auspico che questa svolta sia per gli abitanti della torre 13 e di tutto il quartiere l’inizio del ritorno a una normalità il più possibile serena. La rapidità delle indagini ci rassicura sulla capacità investigativa delle nostre forze dell’ordine”. Queste parole sottolineano il sollievo della cittadinanza e la fiducia nelle capacità operative delle autorità.

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