11 Ottobre 2026 ☀ 17°

Appello per Salis a Milano: 300mila euro e scontro al centro Lambretta

L’appello a Milano riapre il caso Salis, tra risarcimento da 300mila euro e una controversia al Lambretta.

Appello per Salis a Milano: 300mila euro e scontro al centro Lambretta

Il 11 ottobre a Milano si è aperta la fase di appello che riguarderà il licenziamento di Valentina Dadda e François Gelmetti da parte dell’eurodeputata Ilaria Salis. La decisione di primo grado, che ha condannato la parlamentare al pagamento di 300mila euro a titolo di risarcimento, è stata definita da Salis stessa come frutto di una notifica errata e di un clima di lavoro impossibile. La questione è tornata alla ribalta proprio mentre la deputata è al centro di una nuova polemica al centro sociale Lambretta.

Appello a Milano: la sentenza di primo grado e le ragioni di Salis

Nel provvedimento di primo grado la Corte ha ritenuto che la cessazione del rapporto di lavoro da parte di Salis non fosse motivata, imponendo il risarcimento di 300mila euro. L’europarlamentare ha contestato la decisione, sostenendo che il ricorso fosse stato notificato con la procedura riservata agli irreperibili un errore che a suo avviso non le è attribuibile. Salis ha dichiarato di attendere il nuovo processo “serena e fiduciosa”, convinta di poter dimostrare la correttezza delle proprie ragioni.

Problemi di notifica e conseguenze finanziarie

Il contenzioso ha avuto ripercussioni pratiche: il mancato versamento di circa 7mila euro di spese legali ha portato al pignoramento temporaneo del conto corrente di Salis. Il blocco è durato due giorni, poi è stato revocato non appena la somma è stata saldata. Salis ha nuovamente sollevato dubbi sul rispetto delle norme procedurali, chiedendosi perché le consuete regole di notifica non siano state osservate nemmeno in questa fase.

Accuse di clima tossico e diffusione del documento anonimo

Parallelamente al procedimento giudiziario, è emerso un documento firmato da “ex lavoratori/e di Ilaria Salis”. Il documento accusa la deputata di aver utilizzato il mandato come risorsa personale anziché a beneficio degli elettori, descrivendo un clima tossico e un mobbing quotidiano. Salis ha definito tali affermazioni come “bugie, illazioni e diffamazioni” e ha avvertito che, se l’autore verrà identificato, dovrà rispondere delle proprie parole.

La polemica al centro Lambretta e l’utilizzo della bandiera partigiana

Il dibattito si è spostato sul territorio fisico di Milano, dove Salis ha pubblicato un video girato davanti al centro sociale Lambretta. Nel video, la deputata sventava una bandiera con una stella rossa al centro, simbolo delle Brigate Garibaldi – unità partigiane comuniste alleate a Josip Tito durante la seconda guerra mondiale. Il gesto è stato accompagnato dalla frase “sempre con i centri sociali, sempre contro la Lega”, in risposta a un presidio di sicurezza organizzato nella stessa mattina dal vicepresidente Matteo Salvini e dalla deputata Silvia Sardone.

Simbolismo storico delle Brigate Garibaldi

Le Brigate Garibaldi furono le formazioni partigiane più legate al Partito Comunista Italiano, operanti tra Venezia Giulia, Istria e Fiume. Il loro legame con l’esercito jugoslavo di Tito è ricordato ancora oggi come simbolo di una collaborazione ideologica controversa, spesso dipinta come un’allineamento con uno dei peggiori criminali della storia. L’utilizzo di quel simbolo da parte di Salis è stato interpretato da molti osservatori come un chiaro segnale di posizionamento politico alimentando ulteriori critiche da parte dei partiti di centro-destra.

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