La comunità scientifica e culturale piange la perdita di Michele Lanzinger, figura centrale nella storia recente del Muse – Museo delle Scienze di Trento. Con una carriera che univa ricerca, progettazione museale e impegno pubblico, Lanzinger è stato l’artefice della metamorfosi che ha portato il vecchio Museo Tridentino di Scienze Naturali a diventare una realtà riconosciuta a livello europeo.
Il cordoglio si estende dalla direzione del museo alla politica locale e alle realtà culturali che hanno collaborato con lui per decenni. Alla moglie Giuliana, ai figli Sofia e Leonardo e ai familiari vanno i sentimenti di vicinanza di colleghi e istituzioni.
Un progetto culturale che ha ridefinito il museo
Sotto la guida di Lanzinger, il museo ha abbracciato una visione che unisce rigore scientifico, partecipazione pubblica e dialogo con il territorio. Questa trasformazione non è stata soltanto estetica: ha riguardato il ruolo del museo come luogo di incontro e di educazione, capace di rendere la scienza accessibile a pubblici diversi e di stimolare una riflessione collettiva sui temi ambientali e scientifici.
La nuova sede e il valore simbolico
La nuova sede progettata da Renzo Piano, inaugurata nel 2013, è diventata il simbolo più evidente di questa evoluzione. L’edificio, pensato per essere luminoso e aperto, ha accompagnato la trasformazione dei contenuti espositivi, promuovendo modalità interattive di fruizione e percorsi dedicati alla scoperta.
Ruoli nazionali e internazionali
La leadership di Michele Lanzinger è stata riconosciuta anche oltre i confini regionali: ha ricoperto incarichi di rilievo istituzionale tra cui la presidenza di ICOM Italia e dell’ANMS (Associazione Nazionale Musei Scientifici), oltre alla partecipazione ai comitati direttivi di Ecsite e di ICOM Europe. Questi ruoli testimoniano la sua autorevolezza nel settore e la capacità di connettere il Museo alle reti europee della divulgazione scientifica.
Un promotore di reti e progetti
Tra le iniziative a cui ha contribuito si segnala l’impegno su progetti nazionali che miravano a rafforzare la cooperazione tra istituzioni culturali. La sua attività ha favorito lo scambio di pratiche e la costruzione di sinergie, elementi che hanno elevato il profilo del Muse nel panorama museale internazionale.
La dimensione personale: scienza, musica e impegno civile
Accanto alla carriera scientifica, Lanzinger coltivava una passione profonda per la musica. Diplomato in viola nel 1979, ha suonato in orchestre giovanili e professionali, partecipando a progetti con realtà come il Teatro La Fenice di Venezia e l’orchestra trentina Continuum Novecento. Questa doppia anima, scientifica e musicale, ha contribuito a delineare un approccio al museo che coniuga rigore e senso estetico.
Impegno nelle istituzioni musicali
È stato presidente fondatore dell’associazione “I Filarmonici” e ha fatto parte del consiglio di amministrazione dell’Orchestra Haydn. Le sue competenze manageriali e la sua sensibilità artistica si sono riflesse anche in questi incarichi, confermando la sua capacità di lavorare per il bene comune e di promuovere progettualità culturali integrate.
Ricordo e eredità
I colleghi al Muse ricordano un direttore autorevole ma aperto al confronto, capace di ascoltare e di trasformare le idee in progetti concreti. La sua visione ha lasciato un’impronta duratura sulla struttura e sul modo di concepire i musei scientifici come luoghi di dialogo tra ricerca e società.
Il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, lo ha definito uno «scienziato di straordinario valore» e un visionario della divulgazione, mentre l’assessora alla cultura Francesca Gerosa ha ricordato la sua capacità di costruire relazioni e di mettere in campo progettualità condivise. Questi attestati riflettono l’ampiezza dell’impatto che la sua attività ha avuto sul territorio.
Un lascito per le generazioni future
La scomparsa di Michele Lanzinger rappresenta una perdita per il mondo della cultura scientifica, ma la sua eredità resta nei percorsi espositivi, nelle reti professionali che ha contribuito a costruire e nella comunità di persone che ha formato. Il metodo che ha promosso — un museo come spazio di partecipazione, ricerca e dialogo — continuerà a guidare progettualità future e a ispirare professionisti del settore.
In questo momento di cordoglio, la comunità trentina e gli operatori del settore ricordano non solo il manager e il ricercatore, ma anche l’uomo che ha saputo unire scienza e musica, progettualità e ascolto, trasformando un’istituzione locale in un riferimento europeo per la divulgazione scientifica.



