24 Settembre 2026 ☀ 17°

Monitoraggio ghiacciai Trentino: accumulo nevoso sotto la media

I ghiacciai del Trentino mostrano accumuli nevosi preoccupanti. Scopri come questo fenomeno sta influenzando l'ambiente e le risorse idriche.

Monitoraggio ghiacciai Trentino: accumulo nevoso sotto la media

I ghiacciai del Trentino stanno affrontando una stagione particolarmente difficile. I recenti rilievi effettuati tra maggio e giugno sui principali ghiacciai della provincia hanno rivelato accumuli nevosi significativamente inferiori rispetto alle medie degli ultimi anni. Questo fenomeno, che coinvolge il ghiacciaio del Careser, quello de La Mare e l’Adamello, sta sollevando preoccupazioni riguardo alla salute dei ghiacciai e alla disponibilità di risorse idriche durante i mesi estivi.

Riduzione della copertura nevosa e impatti ambientali

La neve accumulata durante l’inverno è fondamentale per proteggere i ghiacciai durante l’estate e per garantire una riserva idrica strategica per il territorio montano. Un accumulo ridotto significa minore protezione del ghiaccio sottostante dall’irraggiamento solare e una maggiore esposizione ai processi di fusione nei mesi più caldi. La stagione invernale 2026-2026 è stata caratterizzata da una nevosità ridotta, in particolare sul versante orientale delle Alpi.

Secondo i dati raccolti da Fondazione Cima, lo Snow water equivalent nazionale è sceso a metà maggio a valori inferiori del 48% rispetto alla media del periodo, mentre il bacino dell’Adige presenta un deficit superiore al 56%. Le condizioni del Triveneto sono rimaste sotto la media per l’intera stagione. Questi dati confermano una situazione coerente con quanto osservato a scala alpina e regionale, caratterizzata da una marcata riduzione dell’accumulo nevoso rispetto agli anni precedenti.

Monitoraggio e previsioni per l’estate

Le campagne di monitoraggio condotte nell’ambito della convenzione tra Sat, Provincia autonoma di Trento e Muse, con la partecipazione dell’Università di Padova e del Servizio glaciologico Lombardo, hanno evidenziato come la ridotta copertura nevosa non riguardi solo lo stato dei ghiacciai. La neve conservata in quota alimenta progressivamente torrenti, sorgenti, falde e fondovalle durante la stagione calda. La sua diminuzione, insieme a una fusione sempre più anticipata, può influire sulla disponibilità d’acqua nei mesi estivi.

I dati raccolti in primavera saranno completati dalle misure di fine estate, che permetteranno di valutare il bilancio complessivo della stagione glaciologica e di comprendere quanto della neve residua sarà riuscita a proteggere i ghiacciai nel periodo più critico dell’anno. Questo monitoraggio è fondamentale per comprendere l’evoluzione dei ghiacciai alpini e il loro ruolo come indicatori dei cambiamenti climatici in corso.

Confronti con altre regioni alpine

Un trend simile è stato rilevato anche in altre regioni alpine. Il Servizio glaciologico lombardo ha confermato una pessima stagione di accumulo nevoso sui ghiacciai della Provincia di Brescia, con scarti dalla media tra il -34% e il -43% in termini di equivalente in acqua della neve accumulata dal settembre dell’anno precedente. Inoltre, la Società meteorologica italiana ha segnalato la sparizione della copertura nevosa alla fronte del ghiacciaio Ciardoney (Gran Paradiso) il 9 giugno, un dato che rappresenta il secondo peggiore in assoluto, dietro solo all’annus horribilis 2026.

Questi risultati confermano come i cambiamenti climatici stiano modificando non solo il paesaggio glaciale, ma anche gli equilibri ambientali e idrogeologici delle montagne alpine. La riduzione della copertura nevosa e la fusione anticipata rappresentano una sfida significativa per la gestione delle risorse idriche e la protezione degli ecosistemi montani.

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