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Pulizia completata della fontana del Nettuno in piazza Duomo a Trento

Il Comune di Trento e la Soprintendenza per i beni culturali hanno concluso il 12 giugno la pulizia della fontana del Nettuno in piazza Duomo, interessata da un'alterazione del sistema di trattamento dell'acqua che ha favorito la proliferazione di alghe dopo ondulazioni termiche tra fine maggio e l'11-12 giugno.

Pulizia completata della fontana del Nettuno in piazza Duomo a Trento

La storica fontana del Nettuno in piazza duomo a Trento è stata sottoposta a un intervento di pulizia che si è concluso nel primo pomeriggio del 12 giugno 2026. L’operazione è stata necessaria dopo il rilevamento di un’estesa crescita di alghe sulle superfici in pietra del monumento settecentesco, realizzato nel 1768 dall’architetto Francesco Antonio Giongo e con i gruppi scultorei in pietra bianca attribuiti allo scultore Andrea Malfatti. Le operazioni sono state svolte con il coinvolgimento del Comune di Trento e sotto il controllo della Soprintendenza per i beni culturaliche ha richiesto l’adozione di tecniche compatibili con la tutela del manufatto.

Interventi eseguiti l’11 e il 12 giugno 2026

Nella mattinata dell’11 giugno sono state avviate le operazioni preliminari: lo svuotamento del bacino e la sospensione dell’erogazione dell’acqua hanno permesso ai tecnici di intervenire in sicurezza. Sono stati puliti i filtri e rimossi i materiali sedimentati alla base della fontana, operazioni fondamentali per ripristinare il corretto funzionamento dell’impianto di trattamento. Il lavoro è proseguito il giorno successivo, con il trattamento delle superfici lapidee mediante l’applicazione di appositi alghicidi e la rimozione manuale delle biomasse con strumenti delicati, tra cui una lancia specifica progettata per preservare la pietra storica.

Modalità tecniche e tutela del manufatto

Le fasi di intervento hanno dato priorità alla conservazione del materiale originale: l’uso di prodotti chimici è stato calibrato per essere efficace contro le alghe ma al tempo stesso non aggressivo sulla pietra rossa e sulla pietra bianca presenti nel complesso scultoreo. L’impiego di una lancia per superfici delicate ha consentito di rimuovere i depositi biologici senza provocare abrasioni, mentre il filtraggio e la pulizia dei componenti dell’impianto hanno ridotto il rischio di ricadute a breve termine. Tutti i passaggi sono stati eseguiti con supervisione tecnica per rispettare i vincoli della Soprintendenza per i beni culturali.

Cause dell’anomalia: sbalzi termici tra fine maggio e l’11-12 giugno

La proliferazione delle alghe è stata imputata, con ogni probabilità, a un brusco squilibrio del sistema di trattamento dell’acqua innescato da variazioni climatiche. Dopo un’ondata di caldo di fine maggio con massime che hanno superato i 35 gradi, la città ha sperimentato un repentino calo termico con minime intorno ai 12 gradi: questa oscillazione termica ha messo sotto stress il funzionamento del dosaggio automatico dei prodotti di trattamento, compromettendo la capacità dell’impianto di contrastare la formazione di alghe e depositi.

Impatto sul sistema di trattamento

Il malfunzionamento dell’impianto ha favorito la creazione di condizioni ambientali favorevoli alla crescita algale sulle superfici in pietra. Il controllo del dosaggio chimico, normalmente calibrato per prevenire concrezioni calcaree e biofilm, è risultato temporaneamente inefficace a causa della variazione repentina delle temperature. L’intervento tecnico ha quindi incluso non solo la pulizia fisica ma anche la ricalibrazione del sistema di trattamento per ripristinare il corretto equilibrio operativo e ridurre il rischio di ricomparsa del fenomeno.

La sequenza degli interventi, eseguiti tra l’11 e il 12 giugnoha permesso di riportare il monumento al suo aspetto originario e di mettere in sicurezza le componenti meccaniche dell’impianto. Il lavoro ha riguardato sia le superfici decorative sia gli apparati idraulici, con attenzione particolare alla conservazione delle sculture attribuite ad Andrea Malfatti e al contesto storico progettato da Francesco Antonio Giongo. Il Comune di Trento e la Soprintendenza hanno coordinato l’operazione per garantire che le scelte tecniche rispettassero i vincoli conservativi imposti sul bene culturale.

L’esperienza suggerisce come le variazioni climatiche improvvise possano incidere sui sistemi di manutenzione delle fontane storiche: l’episodio ha evidenziato la necessità di monitoraggi e regolazioni tempestive dell’impianto di trattamento. Grazie all’intervento rapido e mirato, la fontana del Nettuno in piazza Duomo è tornata fruibile e con le superfici restaurate, restituendo alla città uno dei suoi elementi monumentali più noti e tutelati.

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