24 Settembre 2026 ☁ 19°

A22 e pedaggi ambientali: richieste di esenzioni per le imprese trentine

Andrea Pellegrini di FAI Conftrasporto Trentino Alto Adige solleva dubbi sull'aumento dei pedaggi ambientali lungo l'Autostrada del Brennero e chiede misure che tutelino le imprese locali evitando di colpire chi non ha alternative

A22 e pedaggi ambientali: richieste di esenzioni per le imprese trentine

Nel dibattito regionale sulla possibile introduzione di un pedaggio basato sul principio del chi inquina paga è intervenuta l’associazione territoriale degli autotrasportatori per segnalare il rischio di effetti economici pesanti sul tessuto produttivo. Da Trento arriva l’appello del presidente di FAI Conftrasporto Trentino Alto Adige, Andrea Pellegrini, che pur riconoscendo la necessità di proteggere salute e ambiente mette in guardia contro un’applicazione indistinta delle nuove tariffe lungo l’asse del Brennero.

Il nodo principale è la convivenza tra flussi di transito non legati al territorio e quei traffici che invece utilizzano l’Autostrada del Brennero (A22) come unico collegamento praticabile per le proprie filiere produttive. La richiesta delle imprese locali è che le politiche di fiscalità ambientale tengano conto di questa differenza e non trasformino un obiettivo ambientale in un danno competitivo per le realtà regionali.

La distinzione tra traffico parassitario e traffico necessario

Secondo l’analisi dell’associazione, una quota significativa del transito merci sull’A22 — stimata tra il 22-23% — è costituita da un cosiddetto traffico parassitario ovvero vettori stranieri che deviano da valichi come quelli di Tarvisio o dalla Svizzera per sfruttare tariffe più favorevoli in Italia, senza che il loro passaggio generi valore per il territorio del Trentino Alto Adige. Questo fenomeno provoca saturazione dell’infrastruttura e aggravio di esternalità ambientali senza benefici locali proporzionati.

Dall’altro lato ci sono le aziende di trasporto con sede nella regione e le imprese manifatturiere che fanno affidamento sull’A22 come collegamento imprescindibile per le loro materie prime e per la logistica di filiera. Per queste realtà l’autostrada non rappresenta una scelta di convenienza tariffaria ma una necessità geografica: non esistono percorsi alternativi praticabili che non compromettano tempi, costi e complessità operativa.

La posizione di Andrea Pellegrini

Il presidente Andrea Pellegrini ha sintetizzato la preoccupazione con una richiesta chiara: «Non si penalizzi chi non ha alternative». Con questa affermazione Pellegrini mette in evidenza il principio di equità che, a suo avviso, deve guidare qualunque intervento regolatorio. Allo stesso tempo ribadisce l’impegno dell’associazione nei confronti della transizione ecologica, purché sia impostata in modo sostenibile anche per le imprese locali.

Proposte concrete avanzate da FAI Conftrasporto Trentino Alto Adige

Per evitare impatti regressivi sulle aziende regionali, FAI Conftrasporto ha presentato alcune linee di intervento precise. Tra queste spicca l’idea di introdurre una tariffa residente ossia meccanismi di esenzione, sgravo o abbonamenti agevolati per le imprese con sede legale nella regione, in modo da non equiparare chi subisce la conformazione territoriale a chi attraversa il territorio per motivi speculativi.

Un’altra proposta riguarda il reinvestimento dei proventi derivanti da un eventuale pedaggio: una quota dei fondi dovrebbe essere vincolata a incentivi per il rinnovo del parco veicolare verso mezzi a basse emissioni (ad esempio veicoli Euro VI di ultima generazione elettrici o a idrogeno) e per favorire l’accesso all’intermodalità, con particolare riferimento al trasporto combinato strada-rotaia (Rola).

Queste misure mirano a trasformare il gettito del pedaggio in strumenti di riduzione dell’impatto ambientale, invece che in un onere che grava indiscriminatamente su chi già opera in condizioni di limitata alternativa logistica.

Implicazioni per il territorio di Trento e del Trentino Alto Adige

Le ricadute attese di un aumento lineare dei pedaggi sono, secondo l’associazione, una possibile compressione dei margini delle imprese locali fino al punto di mettere a rischio la competitività di alcune filiere. Il dibattito in Consiglio Regionale, che ha portato all’attenzione il principio del chi inquina paga deve quindi confrontarsi con la necessità di calibrare misure che tengano conto della specificità geografica e produttiva della regione, evitando effetti distorsivi sull’economia di Trento e del resto del Trentino Alto Adige.

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