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Addio a Michele Lanzinger, il direttore che trasformò il MUSE

Il MUSE rende omaggio a Michele Lanzinger con una proiezione sulle sue vele e parole intense del direttore Massimo Bernardi; la scomparsa del direttore emerito lascia un segno profondo nella cultura scientifica trentina e nazionale

Addio a Michele Lanzinger, il direttore che trasformò il MUSE

La morte di Michele Lanzinger ha suscitato un’immediata ondata di commozione nel panorama culturale del Trentino e oltre. Figura centrale nella creazione del MUSE – Museo delle Scienze delle Albere, Lanzinger è stato ricordato attraverso un gesto simbolico: a partire dalle 21 di sabato 30 maggio 2026 la sua immagine è stata proiettata sulle vele esterne del museo, una presenza visibile che rimarrà sulle facciate per alcuni giorni come segno di ringraziamento e memoria.

Accanto al tributo visivo sono arrivati numerosi messaggi di cordoglio da istituzioni e colleghi: dal presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini al presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, dall’assessora alla cultura Francesca Gerosa al sindaco di Trento Franco Ianeselli. Anche il mondo culturale e musicale ha espresso vicinanza: dalla dirigenza dei musei provinciali al MART, fino ai Filarmonici di Trento e all’onorevole Sara Ferrari. La notizia è stata rilanciata dai media locali nella mattinata del 31 maggio 2026.

Un’idea che divenne progetto

Nel racconto collettivo, Lanzinger è spesso definito il “padre” del MUSE per il ruolo fondamentale svolto nel trasformare un concetto in realtà. Lavorando fianco a fianco con l’architetto Renzo Piano, ha dato forma al museo inaugurato nel quartiere delle Albere nel 2013, contribuendo a creare uno spazio che coniuga scienza, innovazione e educazione ambientale. La sua capacità di visione ha reso il MUSE un punto di riferimento nazionale e un luogo aperto a pubblici diversi.

Il metodo e la mediazione museale

Secondo chi lo ha conosciuto, la forza di Lanzinger stava nella doppia anima di pensatore e uomo d’azione. Aveva sviluppato una specifica sensibilità per la mediazione museale, ovvero l’insieme di strumenti e pratiche che trasformano conoscenze scientifiche complesse in esperienze accessibili. Questo approccio ha orientato allestimenti, attività educative e iniziative pubbliche, consolidando il museo come spazio di dialogo tra ricerca e cittadinanza.

Il ricordo di Massimo Bernardi e l’eredità al MUSE

Tra gli omaggi più sentiti quello del direttore attuale, Massimo Bernardi, che ha condiviso una riflessione intensa sulla personalità e sulle competenze di Lanzinger. Bernardi ha sottolineato come Michele fosse capace di connettere idee apparentemente lontane, di leggere i mutamenti in atto e di tradurre visioni complesse in progetti concreti. Il suo stile, fatto di rigore logico e di una curiosità instancabile, ha lasciato un’impronta nel modo di fare museo.

Un modello di lavoro e relazione

Nelle parole di Bernardi emergono due aspetti chiave: la propensione alla sperimentazione e il modo informale di avvicinare il pubblico alla cultura. Lanzinger invitava a “provare” e a coltivare la confidenza con la conoscenza, promuovendo un tono che ha finito per diventare il modus operandi dell’istituzione. Per molti colleghi il suo insegnamento più duraturo è stato proprio questo: rendere la scienza accessibile, vicina e amichevole.

Le tinte personali: musica, formazione e ruoli istituzionali

Oltre al profilo scientifico e manageriale, Lanzinger aveva una vita culturale ricca: era violinista e aveva ricoperto la carica di presidente del Conservatorio “F. A. Bonporti” di Trento e Riva del Garda. Il suo coinvolgimento nel mondo musicale e nella formazione rifletteva un interesse per le arti che si intrecciava con la ricerca scientifica, contribuendo a un’immagine di cultura integrata e multidisciplinare.

La vasta rete di relazioni costruita in anni di attività professionale ha reso la sua scomparsa un evento sentito non solo localmente ma anche a livello nazionale: direttori di fondazioni, istituzioni culturali e accademiche hanno espresso cordoglio per la perdita di una voce autorevole nel sistema museale italiano.

Un saluto pubblico e il cammino futuro

La proiezione sulle vele del MUSE rappresenta un gesto simbolico che sintetizza il rapporto tra l’uomo e l’opera che ha contribuito a costruire. Quel ritratto luminoso sulla facciata è anche un invito a mantenere vive le idee che Lanzinger ha promosso: sperimentazione, dialogo tra discipline e una forte attenzione alla cittadinanza.

Nei prossimi giorni il museo e la comunità culturale continueranno a ricordarlo attraverso iniziative e messaggi pubblici. Come ha osservato Bernardi, l’eredità di Michele non è soltanto un edificio o una serie di progetti, ma una maniera di intendere la cultura: come qualcosa da esplorare con fiducia, con rigore e con il desiderio di condividerla.

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