Il 6 settembre 2026 segna l’inizio della stagione venatoria in Trentino, un evento che ogni anno suscita grande interesse e dibattito. Con circa 73.000 capi censiti e 6.000 cacciatori autorizzati, la regione si prepara a gestire un’attività che combina tradizione, gestione della fauna e controversie.
La caccia in Trentino non è solo una pratica sportiva, ma un elemento culturale che coinvolge diverse specie, tra cui cervi, camosci, caprioli e mufloni. Tuttavia, questa tradizione è spesso al centro di aspre critiche da parte delle associazioni animaliste, che mettono in discussione l’equilibrio tra prelievo venatorio e tutela della fauna.
Le regole fondamentali della caccia in Trentino
La legge 157 del 1992 stabilisce le normative fondamentali per la pratica venatoria in Italia, e il Trentino non fa eccezione. Tra le regole più importanti vi sono i limiti di distanza: è vietato cacciare a meno di 100 metri da abitazioni, fabbriche o edifici adibiti a posto di lavoro, e sparare in direzione di questi da una distanza inferiore ai 150 metri.
Altre restrizioni riguardano la vicinanza a strade e ferrovie, dove la caccia è vietata entro 50 metri, e la necessità di mantenere una distanza di almeno 100 metri da animali domestici. Inoltre, l’uso di reti, trappole, tagliole e altre tecniche vietate è severamente proibito. Gli orari di caccia variano in base alle specie, ma generalmente vanno da un’ora prima dell’alba a un’ora dopo il tramonto.
Le polemiche e le critiche delle associazioni animaliste
L’Enpa, attraverso la presidente della sezione di Rovereto Ivana Sandri, continua a battersi per la tutela degli animali e la sicurezza delle persone. L’associazione critica duramente la proposta di legge 2984, conosciuta come “Caccia selvaggia”, che, secondo l’Enpa, altera profondamente i principi fondanti della legge 157/92, mettendo a rischio la protezione della fauna selvatica.
La commissaria europea all’Ambiente, Jessika Roswall, ha espresso preoccupazione riguardo alla compatibilità di alcuni punti della proposta italiana con le direttive europee sulla tutela della natura. L’Enpa invita i cittadini a segnalare eventuali illeciti alle forze dell’ordine, sottolineando l’importanza di rispettare le leggi per garantire la sicurezza di tutti.
La gestione della fauna e il calendario venatorio
L’assessore Roberto Failoni ha sottolineato l’importanza di una gestione della fauna basata su dati, programmazione e responsabilità. Il calendario venatorio è stato studiato per conciliare tradizione e tutela delle specie, con periodi specifici per ogni tipo di caccia. Ad esempio, la caccia al capriolo maschio si chiude anticipatamente al 19 ottobre, mentre quella al cervo, camoscio e muflone è già iniziata dal 17 agosto e si protrarrà fino al 14 ottobre.
Per altre specie come colombacce, cornacchie e merli, la stagione inizia il 6 settembre, mentre per la beccaccia è prevista dal 1 ottobre al 10 gennaio, subordinata all’applicazione del “protocollo gelo”. Le nuove direttive mirano a potenziare l’efficacia degli interventi, specialmente nella prevenzione dei danni all’agricoltura, mantenendo un approccio prudenziale e rigoroso.
Mentre i cacciatori si preparano a vivere questa passione con responsabilità, le associazioni animaliste continuano a vigilare per garantire la sicurezza e il rispetto degli animali.



