3 Ottobre 2026 🌤 19°

Carburanti sotto tetto, ma le spese aumentano di oltre un miliardo di euro

Il nuovo tetto sui prezzi dei carburanti non evita l’aumento della spesa per famiglie e imprese, con un costo extra di 1,1 miliardi di euro e impatti diversi nelle principali aree metropolitane.

Carburanti sotto tetto, ma le spese aumentano di oltre un miliardo di euro

All’incirca da inizio anno, le compagnie petrolifere hanno deciso di introdurre un price cap per i mesi di ottobre, nella speranza di frenare l’impennata dei prezzi alla pompa. Tuttavia, i dati forniti dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre mostrano che, nonostante lo sconto temporaneo, la spesa nazionale per benzina e diesel sarà ancora 1,1 miliardi di euro più alta rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il paragone si basa su una simulazione che assume consumi invariati rispetto al 2025: i prezzi medi della benzina verde e del gasolio per autotrazione sono stati confrontati con le stime per il 2026. Il risultato è un rialzo medio del 29,1 % per la benzina e del 36,6 % per il diesel, evidenziando come il conflitto in corso al Medio Oriente continui a influenzare brutalmente il mercato energetico.

Rincari più marcati nelle grandi metropoli

Il carico dell’aumento non è uniforme sul territorio nazionale. Le aree metropolitane subiscono il peso maggiore, con Roma al comando (+68,5 milioni di euro), seguita da Milano (+49,5 milioni), Napoli (+39,6 milioni), Brescia (+31,2 milioni), Torino (+27,8 milioni) e Bari (+25,6 milioni). Queste cifre, calcolate dalla CGIA, tengono conto sia dell’incremento percentuale sia del consumo locale, dimostrando che le città più densamente popolate pagano di più per il carburante.

Il conflitto mediorientale e il prezzo dei carburanti

Finché le ostilità nella regione non si concluderanno, è improbabile vedere i prezzi alle pompe ritornare ai livelli pre-crisi. Le incertezze sulla sicurezza delle rotte di trasporto del greggio e la volatilità dei mercati internazionali si traducono in una pressione costante sui prezzi finali per consumatori e imprese. I pendolari che vivono in zone poco servite dal trasporto pubblico sono i più colpiti: l’auto diventa l’unica alternativa, trasformando il costo del carburante in una voce fissa di massima rilevanza nel bilancio familiare.

Il primo effetto del price cap sul self-service

Il provvisorio limite al prezzo ha già generato un lieve calo nei distributori self-service. Secondo l’Osservatorio sui prezzi, il 29 settembre il prezzo medio della benzina self è sceso a 2,126 €/l (da 2,152 €/l il giorno prima), mentre il gasolio è passato a 2,335 €/l (da 2,369 €/l). Sulle autostrade i valori sono leggermente più alti, ma comunque in diminuzione rispetto al giorno precedente. Tuttavia, le riduzioni non bastano a compensare l’ondata di rincari complessiva.

Come reperire le risorse per contenere l’onere

Nel 2026 la spesa pubblica italiana, al netto degli interessi, dovrebbe superare i 1.090 miliardi di euro. Una riduzione di appena l’1 % libererebbe circa 11 miliardi, fondi potenzialmente destinabili a un “cuscinetto” per il caro carburante e, in vista dell’inverno, anche per luce e gas. Alcune voci di bilancio, come le agevolazioni fiscali – che ammontano a 130 miliardi di euro annui – potrebbero essere razionalizzate per recuperare una decina di miliardi da destinare a questo scopo.

Un’alternativa discutibile è l’aumento del debito, previa approvazione da parte di Bruxelles. A differenza della risposta europea al conflitto Russia-Ucraina, l’Unione non ha autorizzato gli Stati membri a superare i vincoli di bilancio per ammortizzare i rincari energetici. Questa scelta rischia di alimentare il malcontento delle categorie più colpite – autotrasportatori, pescatori e agricoltori – che già manifestano proteste a livello continentale.

Le decisioni di politica fiscale e di bilancio, insieme a misure mirate per i più vulnerabili, saranno decisive per ridurre l’onere di 1,1 miliardi di euro che gravano su famiglie e imprese italiane.

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