In Italia, la dispersione di acqua potabile rappresenta un problema critico che costa al paese 9,8 miliardi di euro all’anno. Secondo i dati Istat del 2026, il 42% dell’acqua immessa in rete va persa, un fenomeno che assume dimensioni drammatiche in piena emergenza idrica estiva. Ogni cittadino italiano vede sfumare 157 litri d’acqua al giorno per un totale di 3,8 miliardi di metri cubi persi nel solo 2026.
Le città e le regioni più colpite
Le cause principali di questa dispersione sono le rotture nelle condotte l’età avanzata degli impiantierrori di misurazione dei contatori e allacci abusivi. Le città con le perdite più elevate sono Potenza (71%)Chieti (70,4%)L’Aquila (68,9%)Latina (67,7%) e Cosenza (66,5%). Al contrario, Como (9,2%)Pavia (9,4%) e Monza (11%) si distinguono per la loro efficienza.
A livello regionale, la Basilicata registra la dispersione più alta con il 65,5% seguita da Abruzzo (62,5%) e Molise (53,9%). L’Emilia-Romagna è la regione più virtuosa con una dispersione del 29,7% davanti a Valle d’Aosta (29,8%) e Lombardia (31,8%). Il Lazio è la regione con il costo economico delle perdite più elevato, pari a 1,5 miliardi di euro seguita da Sicilia e Lombardia con poco più di un miliardo ciascuna.
Il consumo idrico in Italia e in Europa
L’Italia è anche il paese europeo con il prelievo idrico più alto pari a 36,5 miliardi di metri cubi nel 2026 superando Spagna (33 miliardi) e Francia (26 miliardi). Il 49% dell’acqua prelevata va all’agricoltura il 23% agli usi civili l’18% all’industria e il 10% alla produzione di energia elettrica. La crisi idrica colpisce anche le imprese manifatturiere ad alta intensità idrica, come quelle del settore estrattivotessilepetrolchimicofarmaceuticoceramica e carta.
Le soluzioni proposte
Per affrontare questa emergenza, la Cgia Mestre chiede un piano infrastrutturale urgente che includa il recupero dell’acqua piovana oggi appena al 10% e la realizzazione di nuove infrastrutture come vasche di laminazioneinvasi e grandi adduzioni. “In questa fase di cambiamento climatico” avverte l’istituto, “non possiamo più permetterci di sprecare una risorsa così preziosa: ogni goccia che finisce in mare senza essere trattenuta è un’occasione persa, anche per l’economia del territorio. Insomma, è necessario un piano infrastrutturale serioinvestimenti immediati e la volontà politica di agire ora, non domani.”



