In un’operazione di vasta portata, la Guardia di Finanza del Comando provinciale di Trento ha portato alla luce un complesso sistema di evasione fiscale e contributiva messo in atto da un’azienda dell’Alto Garda. L’azienda, operante nel settore della ristrutturazione e manutenzione di macchinariha impiegato irregolarmente 127 lavoratori e omesso il versamento di ritenute fiscali e previdenziali per oltre 1 milione di euro.
Un sistema di frodi ben strutturato
Le indagini, avviate nel febbraio scorsohanno rivelato che l’azienda intratteneva rapporti economici con numerose imprese italiane attive nei settori degli impianti tecnologicimeccanici ed elettricinonché nella produzione della carta. La gestione effettiva dell’azienda era riconducibile al marito dell’amministratrice unica, una donna di origine straniera che, secondo gli investigatori, era completamente estranea agli aspetti economici e gestionali della società.
La donna aveva percepito un compenso solo nel 2026registrato contabilmente ma mai effettivamente corrisposto. Questo compenso era presumibilmente utilizzato per giustificare a una banca l’erogazione di un prestito per l’acquisto di un immobile da parte della società. La collaborazione dei funzionari ispettivi dell’Inps di Trento è stata determinante per scoprire un’articolata e sistematica condotta di evasione contributiva.
Il mascheramento delle retribuzioni
Le indagini hanno portato alla luce un sistema di frodi basato sulla trasformazione di quote della normale retribuzione in rimborsi spese esenti da imposte e contributi. Durante la verifica, l’azienda non è stata in grado di fornire documentazione idonea a giustificare tali rimborsi. Inoltre, i lavoratori ascoltati dagli investigatori hanno dichiarato di non aver sostenuto spese per conto della società né di aver compilato i previsti rendiconti mensili.
Le violazioni fiscali e contributive
L’analisi incrociata tra i controlli effettuati e i dati del Libro unico del lavoro relativi al periodo compreso tra il 2026 e il 2026 ha consentito di accertare che 127 dipendenti avevano ricevuto somme maggiorate sotto forma di indennità esenti, senza il versamento delle relative ritenute fiscali e previdenziali. L’importo complessivo contestato supera il milione di euro, comprensivo di sanzioni e interessi.
Le verifiche economico-finanziarie hanno inoltre evidenziato ulteriori irregolarità fiscali. In particolare, la società avrebbe presentato una dichiarazione dei redditi indicando ricavi pari a zero, mentre gli accertamenti hanno ricostruito un volume d’affari di circa 1,8 milioni di euro. Contestate anche violazioni in materia di Iva per oltre 600 mila euro.
L’operazione conferma l’impegno della Guardia di Finanza nel contrastare tutte le forme di economia sommersadalle frodi fiscali al lavoro sommerso e irregolare, situazioni che danneggiano le casse dello Stato e alterano le regole della leale concorrenza, penalizzando i contribuenti onesti e le imprese che operano nel rispetto della legalità economico-finanziaria.


