La ventunesima edizione del Festival dell’Economia di Trento, promossa da Gruppo 24 Ore e Trentino Marketing per conto della Provincia autonoma di Trento, si è chiusa con un intervento di rilievo affidato al presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. L’evento, che nel corso degli anni ha attratto un pubblico sempre più numeroso — il cosiddetto popolo dello scoiattolo — ha registrato una crescita sino a oltre 140.000 presenze nell’arco di quattro anni e per questa ragione è stato deciso di estendere il calendario a cinque giornate a partire dal 2026, per ampliare il confronto su temi strategici e coinvolgere un maggior numero di partecipanti.
La giornata conclusiva ha incluso in mattinata la presentazione dell’indagine «Giovani, anziani, bambini», curata da Il Sole 24 Ore sulla qualità della vita, e ha visto la partecipazione del segretario di Azione, Carlo Calenda, all’iniziativa intitolata «I giovani, ultima chiamata per l’Europa». I contenuti trattati hanno spaziato dai nuovi centri di potere — con attenzione alle Big Tech e al controllo delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale — fino al tema del tramonto della globalizzazione e alle politiche autarchiche di Russia e Cina, senza trascurare le paure e le speranze delle nuove generazioni.
Programma e presenze istituzionali
Nel corso del festival la platea ha potuto ascoltare ministri e figure istituzionali chiamate a confrontarsi su infrastrutture, impresa e sicurezza energetica: ha aperto i lavori il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, con un intervento sulle tecnologie avanzate; hanno partecipato inoltre il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, la ministra del Lavoro, Marina Calderone, la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, e il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Tra gli esponenti politici presenti figurano la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, oltre a personalità come Paolo Gentiloni e Romano Prodi, a testimonianza del ruolo nazionale della rassegna.
Interventi istituzionali e confronto
Gli interventi istituzionali hanno messo a fuoco il rapporto tra politica e economia, in particolare su come sostenere la competitività delle imprese in un contesto segnato da frammentazione geopolitica e tensioni regionali. I panel hanno affrontato questioni pratiche di politica industriale, investimenti in reti e porti, e modalità di collaborazione pubblico-privato per realizzare progetti infrastrutturali che possano innalzare la resilienza e la connettività, con un occhio particolare alle opportunità offerte dall’area mediterranea.
24 ORE NextMed: il Mediterraneo come priorità
Una delle novità presentate alla manifestazione è stata 24 ORE NextMed, una piattaforma editoriale e strategica dedicata al Mediterraneo allargato. L’iniziativa, pensata come leva di soft power, si propone di agevolare relazioni stabili tra istituzioni e imprese, offrendo contenuti in italiano, inglese e arabo. NextMed combina attività editoriali con un’intensa agenda di eventi, convegni e analisi prodotte dal Centro Studi del Gruppo, finalizzate a orientare il dibattito su sicurezza, formazione, economia del mare, finanza e investimenti.
Obiettivi e strumenti
Secondo i promotori, 24 ORE NextMed non è solo un progetto informativo ma anche uno strumento di business intelligence, con report e analisi comparative sulle filiere strategiche e sui Paesi dell’area. La commissaria europea per il Mediterraneo, Dubravka Suica, ha sottolineato l’importanza di iniziative che favoriscano la cooperazione universitaria e la formazione, citando il ruolo del Patto per il Mediterraneo e iniziative come Start-Up for Math per promuovere imprenditorialità, con particolare attenzione a donne e giovani.
Temi chiave e prospettive per le nuove generazioni
I temi ricorrenti del festival hanno confermato la centralità di questioni come la concentrazione di potere economico nelle mani delle Big Tech, la necessità di adeguare infrastrutture e capitale umano e le sfide poste dalle nuove geografie economiche. Il dibattito ha esplorato sia i rischi legati alla perdita di apertura globale sia le opportunità presenti nel Mediterraneo come crocevia tra Europa, Balcani, Africa e Paesi del Golfo. Al centro rimane il tema dei giovani: come creare percorsi di formazione e lavoro che trasformino timori e incertezze in possibilità concrete.
La chiusura, affidata a Emanuele Orsini, ha segnato simbolicamente l’importanza attribuita alla relazione tra imprese, istituzioni e società civile in un momento di rapida trasformazione. Il festival si riconferma così come piattaforma di confronto e come laboratorio in cui misurare scenari futuri, valorizzare progetti transnazionali come 24 ORE NextMed e sostenere iniziative che mettano i giovani al centro della ripresa economica e sociale.



