Nel cuore dell’Alto Adige, a Villabassa, nasce un progetto che intreccia natura e saperi antichi. Due artigiani, Michaela Pircher e Herman Kuhebacher, hanno deciso di raccontare la vita del bosco attraverso la seta, trasformando ritagli di paesaggio in oggetti indossabili. L’operazione prende il nome evocativo di Prati di seta e verrà mostrata al pubblico nel Museo di Villabassa, allestito nella storica Casa Wasserman, con inaugurazione fissata per il 4 luglio.
Questa iniziativa coniuga due dimensioni: da un lato la conservazione del territorio e dei suoi dettagli cromatici, dall’altro la valorizzazione di tecniche tramandate. I materiali e le tecniche provengono dall’ambiente locale e da laboratori come Fibris, dove si coltiva un approccio artigianale che unisce filatura, tinta naturale e tessitura.
Una bottega e un telaio: i protagonisti
Il progetto parte da due realtà complementari. Da una parte c’è Fibris, la bottega guidata da Michaela Pircher, descritta come una sorta di laboratorio rinascimentale dove si producono filati naturali, dalla lana alla seta, e si insegnano tecniche tradizionali a adulti e bambini. Dall’altra c’è il laboratorio di Herman Kuhebacher, che lavora con un grande telaio di legno in un negozio a vetri nel centro di Villabassa, riconoscibile dai due grandi merli di legno all’entrata.
Il metodo di lavoro
Nelle fasi operative i due artigiani raccolgono elementi del sottobosco — foglie, bacche e fiori — per trasferirne i pigmenti e le trame sui filati. Il processo artigianale combina la stampa naturale con la tessitura tradizionale: le stoffe vengono trattate con presse di legno e bollite in pentoloni per fissare i colori, poi lavorate al telaio. Il risultato sono foulard unici, ciascuno concepito come un quadro indossabile.
Il dialogo tra paesaggio e manufatto
L’ispirazione arriva direttamente dalla Val Pusteria, la valle che collega Bressanone a San Candido. Nei disegni dei foulard emergono le ombre degli alberi, le tonalità delle bacche e le geometrie dei cespugli: ogni drappo è pensato come una narrazione visiva del territorio. Come spiegano gli autori, l’obiettivo è mostrare e raccontare il luogo in cui hanno scelto di vivere, con opere realizzate nel rispetto della natura e della tradizione artigiana.
Giardini e angoli nascosti
Accanto agli elementi raccolti nei boschi, le fantasie tessute riprendono anche le suggestioni dei giardini più curati di Villabassa. Questo duplice riferimento — selvatico e coltivato — permette di leggere i foulard come una mappa emotiva della comunità locale: non soltanto alberi e sentieri, ma anche cortili e aiuole che definiscono l’identità del paese.
La mostra a Casa Wasserman
L’esposizione prevista per il 4 luglio al Museo di Villabassa vuole essere una finestra sulla tecnica e sulla memoria della valle. I due tessitori lavorano per allestire oltre 200 foulard, ciascuno diverso dall’altro: un impegno che richiede tempo, cura e una grande attenzione ai dettagli. Le opere verranno presentate come oggetti da guardare e da toccare, per stimolare una riflessione sul valore del lavoro manuale in un’epoca dominata dalla produzione industriale.
Un museo che parla al territorio
Casa Wasserman, luogo scelto per l’evento, ha già ospitato visite istituzionali: tra queste c’è quella del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella la scorsa estate. L’abbinamento tra un contenitore storico e un progetto contemporaneo sottolinea la volontà di connettere memoria e presente, promuovendo una fruizione culturale che valorizzi sia il paesaggio che le pratiche locali.
Perché «Prati di seta» conta
Oltre al valore estetico, il progetto ha una funzione didattica: nelle botteghe come Fibris si rinnova l’insegnamento di tecniche tradizionali, permettendo alle nuove generazioni di avvicinarsi al mestiere del tessitore. Inoltre, l’iniziativa è un esempio di come la creatività possa sostenere la tutela ambientale, utilizzando risorse locali e processi a basso impatto.
In definitiva, Prati di seta è un invito a guardare il paesaggio con occhi diversi: i foulard diventano strumenti per raccontare la cultura del luogo, mettere in luce pratiche che rischiano l’oblio e ricordare che ogni dettaglio del bosco può trasformarsi in arte quando è osservato con rispetto e lentezza.



