L’operazione nota come Carbone delle Alpi ha al centro l’accusa di una rete che avrebbe trasformato e immesso sul mercato materiale classificabile come rifiuto pericoloso spacciandolo per prodotti commerciali. Gli inquirenti parlano di un sistema iniziato in Alto Adige e sviluppatosi in diversi Paesi europei, seguito dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo della Procura di Trento con il supporto del NOE, di Europol, Eurojust e OLAF. Secondo l’ordinanza, il meccanismo avrebbe permesso di evadere i costi di smaltimento e ottenere ricavi illeciti.
La dinamica dell’inchiesta
Gli inquirenti contestano a 19 persone una serie di reati tra cui traffico illecito di rifiuti transnazionale, frode nel commercio e rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio. Dall’analisi emerge che materiali residui prodotti da processi di piro‑gassificazione — cenere e polveri contenenti IPA e diossine — sarebbero stati dichiarati e registrati come charcoal presso l’ECHA, ovvero come carbone da legna ottenuto con processi diversi rispetto alla realtà, per poi essere venduti come prodotti “green”. Le attività di indagine, avviate nel 2026, hanno portato a 12 misure custodiali e al sequestro dell’impianto di cogenerazione di Lasa.
Attori e coordinate operative
Tra i destinatari delle misure figurano persone legate alla realtà locale come LEEG (Laaser Eyrser Energiegenossenschaft), l’APPA e società con sedi in Austria, Croazia e Germania. Nomi citati nell’ordinanza comprendono Andreas Tappeiner, Hugo Trenkwalder, Rupert Rosanelli, Andreas Marri, Giulio Angelucci e il direttore dell’APPA Flavio Ruffini. Le procure sostengono che la consorteria abbia agito con una strategia condivisa e una rete internazionale per la trasformazione, il trasporto e la commercializzazione dei materiali.
Il trattamento dei materiali e i canali di commercializzazione
Secondo la ricostruzione, le ceneri recuperate dall’impianto di cogenerazione venivano reimpiegate in modi diversi: mescolate in impianti di teleriscaldamento per la produzione di terricci artigianali, inviate in stabilimenti in Croazia dove venivano trasformate in bricchette per barbecue con leganti non dichiarati, o utilizzate nell’edilizia e nel mercato dei crediti di carbonio. Le analisi del NOE avrebbero evidenziato emissioni tossiche oltre i limiti durante la combustione delle bricchette, e condizioni di lavoro inadeguate negli stabilimenti esteri.
Il valore economico del presunto illecito
Il gip stima un profitto indebito quantificato in circa 1.750.000 euro per la società LEEG e 525.000 euro per la società VERSCIACO s.r.l., derivante dall’azzeramento dei costi di smaltimento e dalla vendita come prodotti commerciabili di materiali classificabili come rifiuti speciali. Per gli inquirenti, la capacità di trasformare e immettere sul mercato ingenti quantità di scarto ha costituito l’asse portante del presunto sistema criminale.
Interrogatori, misure cautelari e ruolo della pubblica amministrazione
Durante gli interrogatori di garanzia davanti al giudice Enrico Borrelli, alcuni indagati — tra cui Hugo Trenkwalder, Rupert Rosanelli e Giulio Angelucci — hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Trenkwalder e Rosanelli hanno chiesto la revoca della custodia, mentre Angelucci ha impugnato la misura davanti al tribunale del riesame; domani sono previsti gli interrogatori di altri indagati. La misura cautelare in carcere è stata motivata dal giudice con il rischio di reiterazione dell’illecito e dalla pervasività dell’organizzazione.
Critiche all’azione amministrativa
Il gip attribuisce a funzionari dell’APPA omissioni e valutazioni favorevoli che avrebbero agevolato la commercializzazione delle ceneri: dalle qualificazioni formali di prodotto al mancato avvio di provvedimenti sanzionatori. Documenti citati nell’ordinanza indicano interventi tecnici e amministrativi tra aprile 2026 e novembre 2026, oltre alla nota interpretativa e a un interpello formale al Ministero dell’Ambiente del 21 novembre 2026. Il Ministero rispose il 1 agosto 2026 precisando requisiti stringenti per la classificazione come sottoprodotto e vietando l’uso di ceneri di caldaia per fertilizzanti.
Prospettive processuali e reazioni istituzionali
Il procedimento è in fase di indagini preliminari e gli indagati restano coperti dalla presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. L’impianto di Lasa è stato posto sotto amministrazione giudiziaria e le indagini continuano su più fronti nazionali e internazionali. Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha elogiato l’operazione definendola un segnale forte nella lotta ai reati ambientali e confermando il sostegno alle forze dell’ordine e alla magistratura nella tutela della salute pubblica e della concorrenza leale.


