L’installazione immersiva Marmolada: il respiro della Regina è stata inaugurata al Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo come nuovo capitolo del progetto multidisciplinare Un Suono in Estinzione. Nato dall’esperienza artistica e di ricerca di Sergio Maggioni, il lavoro condensa l’esito di quattro spedizioni svolte tra luglio e e mette al centro l’ascolto della trasformazione ambientale attraverso le fonie del ghiacciaio.
L’allestimento rimane aperto al pubblico fino al 13 giugno 2027 e si inserisce nella programmazione 2026 del museo: durante l’inaugurazione hanno preso parte al vernissage esperti e rappresentanti istituzionali, tra cui il direttore del MUSE Massimo Bernardi il responsabile della sede di Fiemme Riccardo Tomasoni e la vicesindaca e assessora alla cultura di Predazzo Leonilde Sommavilla.
Le registrazioni e il monitoraggio sul campo
Il cuore dell’opera è costituito da oltre 5.000 ore di registrazioni effettuate sul Ghiacciaio della Marmolada durante l’estate 2026. Le registrazioni sono state raccolte con un sistema di monitoraggio attivo 24 ore su 24 e prevedevano l’impiego di cinque registratori posizionati a quote diverse, dai 2.050 metri di Passo Fedaia fino alle zone più alte del ghiacciaio, tra i 2.700 e i 3.000 metri. Le quattro spedizioni, condotte tra luglio e, hanno documentato una settimana intensiva della vita del ghiacciaio durante un’ondata di calore.
Tipologie di suoni raccolti
Le tracce audio presenti nell’installazione comprendono la geofonia del ghiaccio e della roccia, il suono dell’acqua di fusione, e la biofonia legata alla fauna d’alta quota. A questi si aggiungono evidenti segnali di antropofonia elicotteri, impianti di risalita, traffico e macchinari, nonché la presenza di escursionisti. Il risultato è, nelle parole degli autori, un paesaggio sonoro complesso che racconta una montagna profondamente trasformata.
Progettazione dell’esperienza espositiva e ruolo scientifico
L’installazione presenta una componente interattiva e multimediale: una barra luminosa con dodici punti tattili permette ai visitatori di intervenire sul paesaggio sonoro, inserendo progressivamente un’impronta acustica di origine antropica. Un impianto audio multicanale a sette diffusori avvolge lo spazio, mentre dispositivi video mostrano i dati relativi alla fusione glaciale, collegando così il materiale sonoro a informazioni scientifiche visuali.
Il glaciologo del MUSE Christian Casarotto ha sottolineato che le registrazioni non sostituiscono i monitoraggi glaciologici tradizionali e le misure necessarie per definire il bilancio di massa del ghiacciaio. Il valore dell’archivio sonoro, ha spiegato, sta nella capacità di narrare la complessità delle trasformazioni d’alta montagna: Un’esperienza di ascolto che invita a percepire il ghiacciaio come un organismo dinamico.
Confronto con altre campagne
Per l’artista e ricercatore Sergio Maggioni (NEUNAU) la campagna sulla Marmolada ha restituito una realtà diversa rispetto ai precedenti monitoraggi sull’Adamello. Se sull’Adamello la componente naturale era dominante, sulla Marmolada la presenza umana si è rivelata costante e marcata, tanto da diventare elemento narrativo centrale dell’installazione: Siamo saliti per registrare il ghiacciaio e i fenomeni naturali che lo caratterizzano ha dichiarato, evidenziando il ruolo dell’antropofonia nel racconto sonoro.
Eventi collaterali e calendario di appuntamenti
L’esposizione è accompagnata da incontri e laboratori dedicati a famiglie e appassionati per esplorare il rapporto tra arte, paesaggio e cambiamento climatico. Tra gli appuntamenti segnalati, il ciclo Rocks and Art vedrà Sergio Maggioni dialogare con Carlo Maiolini del MUSE mercoledì 22 luglio alle ore 17, mentre il laboratorio Geolabs propone diverse date per famiglie (10, 18 e 28 luglio; 11 agosto; 12 settembre alle 10:45 e altre sessioni nel pomeriggio).
L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso del progetto Un Suono in Estinzione avviato nel 2026 e pensato per tradurre dati ambientali in strumenti di divulgazione attraverso il linguaggio del suono. Con il passaggio dall’Adamello alla Marmolada la ricerca amplia lo sguardo dall’icefield al più ampio ecosistema montano restituendo un quadro sonoro e visivo delle mutazioni in corso nelle Alpi.



