Al Mart di Trento la mostra Anacronismi e discronie offre un viaggio unico attraverso quarant’anni di arte italiana dagli anni Ottanta a oggi. Curata da Margherita De Pilati e Ivan Quaroni l’esposizione si concentra su pittura e figurazione, mettendo in luce artisti che hanno scelto di andare controcorrente, sfidando le mode del loro tempo.
La mostra non segue un ordine cronologico tradizionale, ma esplora il rapporto tra arte e tempo in modo critico e riflessivo. Qui, la pittura italiana degli ultimi quarant’anni si presenta come un mosaico di stili e idee, lontano da un’unica direzione. Gli artisti esposti hanno agito in modo anacronistico, sfidando l’epoca in cui vivevano, o si sono collocati in una dimensione discronica, guardando oltre il proprio tempo.
La Transavanguardia e il ritorno alla pittura
La prima parte della mostra si concentra sugli anni Ottanta, con un’attenzione particolare alla Transavanguardia un movimento che ha segnato il ritorno alla pittura e alla figurazione in Italia e in Europa. Opere come Io e lei a tavola di Francesco Clemente incarnano l’ironia e l’allegoria tipiche di quel periodo. La selezione privilegia lavori rappresentativi che raccontano con chiarezza quella stagione.
Si passa poi a un anacronismo più spinto, con artisti come D’Arcevia e Di Stasio che si pongono quasi in opposizione alle tendenze dominanti. Mariani porta una figurazione sempre sfuggente, mentre Omar Galliani e Arduino Cantafora continuano una poetica metafisica da riscoprire. A completare il quadro ci sono artisti “liberi” come SalvoMondino e Ontani che mescolano storia e tradizione in modo personale e originale.
Oltre il tempo: decostruzione e innovazione
La seconda parte della mostra, sempre a Palazzo delle Albere, abbandona l’ordine cronologico per una lettura più tematica. Qui si vedono diverse sfumature di anacronismo e discronia, con artisti che dialogano in modi molto diversi con la tradizione. Da Vezzoli alla solennità moderna di Samorì ogni voce si esprime con un linguaggio proprio, spesso decostruendo o reinventando il passato.
Andrea Di Marco con un minimalismo che richiama la metafisica, e Guglielmo Castelli che nel 2016 ha segnato una svolta nel suo percorso, mostrano come il rapporto con il tempo e il linguaggio artistico si traduca in esperienze personali. Tra le nuove generazioni, il rifiuto di modelli prefissati è ormai netto: ogni artista cerca nuove strade, integrando tradizione e aggiornamento concettuale.
Il filo conduttore resta la qualità pittorica, anche quando il linguaggio si frammenta o si trasforma. Questa tensione tra radici e sperimentazione tiene viva la dialettica tra storia e presente, offrendo uno sguardo sfaccettato sull’arte italiana degli ultimi quarant’anni.
Dove e quando: la mostra a Trento
Anacronismi e discronie è visitabile a Palazzo delle Albere, in via Roberto da Sanseverino 43 a Trento, fino al 6 settembre 2026. La mostra, organizzata dal Mart, si inserisce in un filone di riflessione sulle molteplici stratificazioni temporali dell’arte contemporanea italiana, valorizzando il dialogo tra passato e presente.
Il percorso espositivo e il catalogo sono strumenti preziosi per ripensare il concetto di contemporaneità, offrendo un quadro aggiornato di quella pluralità creativa che ha attraversato quattro decenni di evoluzione culturale. Non un omaggio scontato, ma una riflessione critica che invita a guardare la storia recente dell’arte con occhi nuovi, riconoscendo nelle differenze di tempo e stile non divisioni, ma continuità ricche di significato.



