Tra il 2010 e il 2026, le famiglie trentine hanno visto erodersi circa il 10% del loro potere d’acquisto. Questo dato allarmante è emerso durante una conferenza organizzata dal Consiglio provinciale di Trentoche ha riunito esperti e politici per discutere delle dinamiche economiche e sociali del territorio.
L’iniziativa, promossa dai consiglieri Francesco Valduga di CampobaseLucia Coppola di Alleanza Verdi-SinistraPaola Demagri del Movimento Casa e Alessio Manica del Partito democratico del Trentinoha messo in luce le sfide che le famiglie devono affrontare quotidianamente.
L’inflazione e i suoi effetti sul costo della vita
Tra il 2008 e il 2026, l’inflazione a Trento è stata del 36,9%leggermente superiore alla media italiana del 35%. I principali picchi si sono verificati nel 2012durante la fase 2017-2018 e soprattutto a seguito della crisi energetica scatenata dalla guerra in Ucraina.
Il vicepresidente della Provincia Achille Spinelli ha sottolineato che l’aumento dei costi pesa in modo asimmetrico, incidendo molto di più sulle famiglie più povere rispetto a quelle con redditi più elevati. Inoltre, l’82,4% delle famiglie trentine possiede l’abitazione principale, ma chi non è proprietario subisce in modo sempre più forte l’aumento degli affitti.
Il ruolo delle istituzioni
Il presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini ha ricordato che la problematica è stata anche oggetto di una relazione della Banca d’Italiache ha pubblicato dati propedeutici a questa discussione e all’assestamento di bilancio previsto per luglio. La dirigente Sandra Perini ha sottolineato il lavoro degli uffici e la disponibilità dei relatori e delle strutture di riferimento.
Francesco Valduga ha aperto il proprio intervento ringraziando quanti hanno contribuito all’organizzazione della conferenza, definendola un percorso importante di approfondimento e di analisi delle possibili prospettive. Il tema, ha spiegato, deve entrare con forza nelle agende politiche, perché riguarda il senso stesso dell’azione pubblica. “Se dovessimo fare un distillato del senso di fare politica — ha detto — mi viene da dire che è il modo di migliorare la vita di tutti i cittadini. Un obiettivo che non può essere rispettato se non riusciamo a garantire un lavoro di qualità, salari adeguati e reale potere d’acquisto.”
Le sfide future e le politiche per il lavoro
Il professore Riccardo Salomonepresidente dell’Agenzia del lavoro di Trento, ha richiamato il quadro attuale del mercato del lavoro trentino, definendolo complessivamente stabile e caratterizzato da indicatori positivi. Tuttavia, ha evidenziato che tra le sfide principali vi sono il tema demografico, il reperimento di personale e il disallineamento tra domanda e offerta di competenze.
La produttività, ha spiegato Salomone, non può passare solo dalla valorizzazione dell’impresa, ma anche da quella delle persone che vi lavorano, dai manager ai lavoratori a ogni livello. Centrale, in questa prospettiva, è la formazione, non solo in ingresso ma lungo tutto l’arco della vita. Salomone ha quindi ricordato il raggiungimento, da parte del Trentino, degli obiettivi del programma PNRR-GOLsottolineando il ruolo delle istituzioni territoriali e dell’Autonomia.
Le politiche attive, ha concluso, non riguardano solo le persone in cerca di occupazione, ma anche le imprese e l’intero sistema economico, che ha bisogno di competenze, professionalità e capacità di adattamento.
Le prospettive economiche e sociali
Il vicepresidente della Provincia Achille Spinelli ha sottolineato l’ampiezza dei temi posti dalla conferenza, che intrecciano produttività, competitività, salari, costo della vita, welfare e politiche per il lavoro. Il Trentino, ha osservato, può ancora essere rappresentato come un sistema ricco e resiliente, ma si trova ormai in una fase di maturità economica e sociale nella quale emergono anche fragilità strutturali.
Spinelli ha richiamato il tema della casa, ricordando che l’82,4% delle famiglie trentine possiede l’abitazione principale, ma chi non è proprietario subisce in modo sempre più forte l’aumento degli affitti. Sul fronte salariale, ha evidenziato come il Trentino si collochi in una posizione migliore rispetto alla media nazionale e al Centro-Sud.
In una proiezione al 2040il territorio potrebbe perdere circa 23 mila unità lavorativecon effetti diretti sulla capacità di crescita. Ampio spazio è stato dedicato anche al rapporto tra innovazione e sistema produttivo. Secondo Spinelli, il Trentino vive una “doppia velocità”: da un lato un sistema pubblico che investe molto in ricerca e innovazione, dall’altro un tessuto produttivo composto in larga parte da settori tradizionali, come turismo, agricoltura ed edilizia, nei quali la produttività tende a ristagnare.
Da qui la necessità, ha spiegato, di favorire una crescita non quantitativa ma qualitativa, capace di aumentare il valore aggiunto e di trasformare la conoscenza pubblica in produttività privata. “Dobbiamo andare oltre la visione della nostalgia — ha affermato — e spingerci verso un territorio più sfidante.”


