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Sciopero dei medici in Trentino: le criticità del sistema sanitario locale

La sanità in Trentino è in difficoltà: liste d'attesa insostenibili e problemi informatici stanno mettendo a dura prova i professionisti e i pazienti

Sciopero dei medici in Trentino: le criticità del sistema sanitario locale

La sanità in Trentino sta vivendo un momento di grande criticità. Le liste d’attesa si allungano, i problemi informatici rallentano il lavoro dei medici e la qualità delle cure è a rischio. I professionisti del settore hanno deciso di scendere in piazza per protestare contro una situazione che definiscono insostenibile.

Giovanni de Pretis, presidente dell’Ordine dei medici del Trentino, ha descritto una situazione in peggioramento negli ultimi anni. Le liste d’attesa rappresentano uno dei problemi più gravi, con attese che superano spesso l’anno. Una situazione che, secondo de Pretis, non ha senso e che richiede soluzioni concrete.

Liste d’attesa: un problema che impatta sui cittadini

Le liste d’attesa sono uno dei principali motivi di malcontento tra i cittadini. Fino al periodo del Covid, la situazione era sotto controllo, ma negli ultimi anni le cose sono peggiorate. De Pretis sottolinea che l’obiettivo non è eliminare i tempi di attesa, che sono fisiologici, ma evitare situazioni assurde. Oltre un anno di attesa non è accettabile.

Il Trentino è sceso all’ultimo posto in Italia per il rispetto dei tempi di attesa delle prime visite specialistiche, con solo il 54,7% delle prestazioni erogate entro i termini di garanzia. Un dato allarmante che dimostra come la situazione sia in peggioramento rispetto al 2025, quando il dato era del 63,1%. De Pretis chiede maggiore appropriatezza nella gestione delle richieste e un coinvolgimento più attivo dei professionisti.

Problemi informatici: un ostacolo alla qualità delle cure

I malfunzionamenti dei sistemi informatici stanno rallentando il lavoro in diversi ospedali italiani, tra cui quelli del Trentino. La Federazione CIMO-FESMED ha denunciato difficoltà nell’accesso agli esami e alle terapie, problemi nella registrazione delle attività cliniche e dati che scompaiono improvvisamente. Una situazione che mette a rischio la sicurezza dei pazienti e la qualità delle cure.

Il 1 settembre, medici e professionisti sanitari hanno organizzato un’assemblea e un sit-in davanti all’ospedale Santa Chiara di Trento per protestare contro i ripetuti blocchi del sistema informatico. Secondo la Federazione, software che rallentano o interrompono le attività possono impedire ai medici di consultare esami e terapie o di registrare le prestazioni effettuate, con conseguenze sui tempi dell’assistenza.

La denuncia di CIMO-FESMED

Guido Quici, presidente della Federazione CIMO-FESMED, ha dichiarato: Siamo arrivati al paradosso che la tecnologia, invece di aiutare i medici a curare i pazienti, impedisce loro di farlo. La digitalizzazione della sanità dovrebbe liberare tempo per l’assistenza, non sottrarlo. Quici contesta anche le modalità con cui alcuni strumenti digitali vengono introdotti nelle strutture sanitarie, affermando che gli operatori sanitari non possono essere trasformati nei collaudatori di software non adeguatamente testati.

Rapporto pubblico-privato: la necessità di un governo pubblico

De Pretis ha sottolineato l’importanza del privato accreditato per la sanità pubblica, ma ha anche evidenziato la necessità di un governo pubblico che decida quali attività aumentare a livello del convenzionato. È fondamentale migliorare l’integrazione tra i professionisti che lavorano nel privato convenzionato e quelli che lavorano nel pubblico, garantendo agli utenti gli stessi standard e percorsi.

Oggi, spesso dopo una certa diagnosi, ci si trova davanti a percorsi differenti perché i professionisti non si parlano. Le persone devono avere stesse garanzie e stessi percorsi, indipendentemente dal fatto che vadano dal pubblico o dal privato convenzionato.

La situazione della sanità in Trentino è complessa e richiede interventi concreti. Le proteste dei medici e dei professionisti sanitari sono un segnale forte che qualcosa deve cambiare. Solo con il coinvolgimento di tutti gli attori coinvolti e con soluzioni mirate sarà possibile migliorare la qualità delle cure e garantire ai cittadini il diritto alla salute.

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