In un colpo di scena che ha scosso l’opinione pubblica, Valter Lavitola ha ammesso di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci, il conduttore del programma Report. Secondo le dichiarazioni del suo avvocato, Sergio Cola, Lavitola avrebbe agito con l’intento di proteggere il giornalista, aumentando il livello di sicurezza intorno a lui. Questa confessione ha aperto nuove prospettive sull’inchiesta in corso, coordinata dalla procura di Roma.
Le motivazioni dietro l’attentato
Lavitola ha sostenuto di aver commissionato l’attentato per tutelare l’incolumità di Ranucci, che secondo lui era oggetto di numerosi tentativi di aggressione. Il giornalista, all’epoca dei fatti, aveva una scorta composta da soli due agenti. Dopo l’attentato, la protezione è stata più che raddoppiata passando da due a otto agenti. “Lavitola ha riferito anche le ragioni per cui si è spinto a fare questo atto indubbiamente delittuoso. Lo ha fatto per il bene di Ranucci, perché era oggetto di attentati”, ha spiegato l’avvocato Cola.
Le dichiarazioni degli esecutori
Gli esecutori materiali dell’attentato hanno dichiarato di non aver avuto l’intenzione di far del male a Ranucci. Secondo le loro dichiarazioni, le modalità dell’attentato lo confermerebbero. Tuttavia, i magistrati hanno espresso dubbi su queste affermazioni, definendole fumose. Sergio Cola ha commentato che queste dichiarazioni sono coerenti con la versione di Lavitola, che ha sempre sostenuto di aver agito per il bene del giornalista.
L’inchiesta e le misure cautelari
L’inchiesta, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e dal pm Carlo Villani, ha portato all’esecuzione di quattro misure cautelari a fine giugno nei confronti di tre uomini e una donna, ritenuti esecutori materiali dell’attentato. A Valter Lavitola è stata contestata anche l’accusa di metodo mafioso. Attualmente, Lavitola è recluso nel carcere di Rebibbia, mentre Gomes Clesio Tavares, factotum di Lavitola, si troverebbe in Africa. La procura di Roma sta avviando l’iter per l’estradizione di Tavares.
Le reazioni di Sigfrido Ranucci
L’avvocato di Sigfrido Ranucci, Roberto De Vita, ha espresso sconcerto per la confessione di Lavitola. “La confessione di cui apprendiamo lascia sgomenti e conferma il delirante teatro della follia se il movente reale fosse effettivamente quello riportato”, ha dichiarato De Vita. Ranucci ha la scorta ininterrotta dal 2026, confermata negli anni per la gravità delle minacce di morte ricevute e rigorosamente valutate dal ministero dell’Interno.
Le prossime mosse dell’inchiesta
Gli inquirenti della procura di Roma stanno analizzando il cellulare e il pc di Lavitola. Al termine di questa analisi, potrebbero convocare Sigfrido Ranucci per ascoltarlo come persona informata sui fatti. L’attività tecnica sui device durerà alcune settimane, quindi una eventuale audizione del conduttore di Report potrebbe essere calendarizzata non prima di settembre. Nel frattempo, i legali di Lavitola stanno valutando una nuova richiesta di riesame sulle misure cautelari e un’integrazione delle dichiarazioni del loro assistito.



