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Versioni contrastanti e chat: il nodo dei tempi nel trapianto di Domenico Caliendo

Al Gip di Napoli emergono discrepanze tra le dichiarazioni dei cardiochirurghi, messaggi in chat e video che potrebbero chiarire i tempi del trapianto

Versioni contrastanti e chat: il nodo dei tempi nel trapianto di Domenico Caliendo

Gli interrogatori al Gip di Napoli hanno messo in luce versioni in parte discordanti fornite dai due cardiochirurghi coinvolti nel trapianto che ha causato la morte del piccolo Domenico Caliendo. Nel procedimento aperto dalla Procura e dal Nas risultano contestazioni per omicidio colposo in concorso e per falso con riferimento alla compilazione della cartella clinica. Le dichiarazioni rese dinanzi al giudice Mariano Sorrentino sono al centro dell’inchiesta, così come alcune comunicazioni via chat e materiale video acquisito dagli inquirenti.

Al nucleo dell’accusa c’è il sospetto che l’espianto e la cardiectomia siano stati avviati prima di verificare lo stato dell’organo giunto da Bolzano. I pm sottolineano che pochi minuti – stimati in circa 5-6 minuti – avrebbero potuto consentire di accertare che il cuore destinato al trapianto era compromesso dalle basse temperature causate dal ghiaccio secco. Difesa e accusa si confrontano ora su tempi, responsabilità e correttezza formale della documentazione clinica.

Le divergenze nelle versioni e le chat

Secondo gli atti, i due medici, la dottoressa Emma Bergonzoni e il dottor Guido Oppido, hanno fornito rendicontazioni parzialmente differenti riguardo alle fasi dell’intervento eseguito il 23 dicembre 2026 presso l’ospedale Monaldi. La presenza di messaggi scambiati via chat è considerata dagli investigatori un elemento che potrebbe far emergere un accordo preventivo sulle versioni da fornire. Nella documentazione acquisita vi sono scambi in cui si evidenzia preoccupazione della dottoressa Bergonzoni per l’andamento dell’operazione, mentre Oppido ribadisce di aver ottenuto il via libera dall’équipe di espianto di Bolzano, circostanza contestata da altri presenti in sala.

Prove video e testimonianze

Tra le prove importanti ci sono alcuni filmati girati da un operatore socio sanitario nella sala operatoria: dalle immagini emerge, secondo gli investigatori, che il frigo box contenente il cuore da trapiantare non sarebbe stato ancora aperto quando il cuore malato del piccolo era già posizionato su un tavolo operatorio. Questo elemento è ritenuto rilevante perché mette in discussione la sequenza temporale ufficiale e la gestione della catena del freddo. Le testimonianze raccolte nelle scorse settimane e i referti prodotti sono ora al vaglio per stabilire la coerenza dei resoconti.

Il nodo dei tempi: clampaggio aortico e cardiectomia

Un punto cruciale dell’inchiesta riguarda il momento del clampaggio aortico, un passaggio tecnico che per la difesa è determinante a escludere la manipolazione delle annotazioni cliniche. La difesa del dottor Oppido ha infatti sostenuto, al termine di un interrogatorio durato circa tre ore, che la ricostruzione fornita è «logica, cronologica e mai modificata» e che i documenti prodotti confermano i tempi dichiarati. I consulenti depositati dalle parti hanno esaminato i parametri temporali e, secondo la difesa, non vi sarebbe discrepanza significativa tra i registri della circolazione extracorporea e il referto operatorio.

Rilevazioni orarie e contestazioni

Nel dibattito tecnico è emerso un dettaglio numerico: le consulenze indicate dalla difesa riportano che il clampaggio non potrebbe essere avvenuto prima delle 14:24, mentre l’espianto sarebbe registrato alle 14:34, cioè pochi minuti dopo. Gli investigatori stanno valutando la corrispondenza tra questi orari e le annotazioni presenti nella cartella CEC compilata dalla perfusionista, nonché il referto operatorio. Le accuse di falso sono legate proprio a eventuali incongruenze cronologiche o alla mancanza di contestualità tra le diverse fasi dell’intervento.

Conseguenze giuridiche e prossimi passi dell’inchiesta

L’inchiesta, condotta dalla Procura e supportata dagli accertamenti del Nas, punta a chiarire se vi siano state responsabilità condivise nella gestione dell’organo e nella documentazione clinica. I reati contestati sono l’omicidio colposo in concorso e il falso, per la compilazione della cartella. Gli sviluppi dipenderanno dall’analisi delle registrazioni video, dalle chat intercettate e dalle perizie tecniche che dovranno stabilire se le procedure siano state rispettate o se vi sia stata negligenza nella verifica dello stato del cuore.

Il fascicolo rimane aperto e le parti continuano a produrre elementi a sostegno delle rispettive tesi: la difesa insiste sull’osservanza delle responsabilità e sul consenso all’operazione da parte dell’équipe di espianto, mentre gli inquirenti valutano le discrepanze emerse. Al centro della discussione restano la corretta gestione della catena del freddo, la tempistica delle manovre chirurgiche e la trasparenza dei documenti clinici, fattori che determineranno il prosieguo delle indagini e le eventuali imputazioni formali.

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