Nel 2026 le Province autonome di Trento e Bolzano hanno registrato una crescita economica contenuta ma diffusa: il PIL reale è aumentato dello 0,5% in Trentino e dello 0,6% in alto adige, valori in linea o leggermente superiori alla media nazionale. Questo profilo riflette un mix di elementi che combinano impulsi interni, come i cantieri pubblici, e freni esterni dovuti all’incertezza internazionale.
Andamento dei settori: manufattura, costruzioni, servizi e agricoltura
Il settore industriale ha mostrato segnali contrastanti: mentre alcune imprese manifatturiere di maggiori dimensioni, in particolare nel comparto alimentare, hanno aumentato i fatturati, la manifattura in generale è rimasta debole a causa della contrazione delle esportazioni verso i mercati europei di lingua tedesca. Le vendite estere in termini reali sono scese, contribuendo a frenare la ripresa complessiva.
In netto contrasto, il comparto delle costruzioni ha sostenuto l’economia regionale: gli investimenti pubblici collegati al PNRR e alle opere per le Olimpiadi invernali del 2026 hanno alimentato un’attività edilizia vivace. Questo effetto si è riverberato anche sul mercato immobiliare, dove i prezzi delle abitazioni in Alto Adige sono saliti del 6,8%a ritmi superiori alla media nazionale.
Il settore dei servizie in particolare il turismo, ha segnato performance positive: le presenze turistiche sono cresciute del 3,1%spinte dalla domanda straniera e dall’espansione delle strutture extra-alberghiere. Anche l’agricolturacon produzioni tipiche come le mele e il vino, ha fornito un contributo rilevante alla tenuta del sistema locale.
Credito, redditività aziendale e investimenti
La redditività delle imprese si è leggermente ridimensionata rispetto ai picchi precedenti, ma rimane complessivamente soddisfacente. Sul fronte del credito si è osservata una ripresa: a i prestiti bancari a famiglie e imprese in Alto Adige sono cresciuti del 2,5%invertendo il calo dell’anno precedente. Anche i depositi del settore privato hanno continuato ad aumentare, mentre la qualità del credito è rimasta buona.
Gli investimenti delle imprese sono cresciuti con moderazione; il settore industriale ha mostrato dinamiche più favorevoli rispetto ad altri comparti, ma le prospettive per il 2026 indicano un possibile rallentamento dell’accumulazione di capitale a causa dell’incertezza esterna e del peggioramento delle aspettative di domanda.
Export e colli di bottiglia logistici
Le esportazioni hanno avuto una flessione in termini reali, mentre in termini nominali si è registrata una crescita meno robusta rispetto all’anno precedente. Un elemento infrastrutturale chiave per il territorio è il valico del Brenneroattraverso cui transitano circa l’80% dei flussi commerciali altoatesini e il 60% di quelli trentini, per un interscambio complessivo di 23,2 miliardi di euro. Il completamento della galleria di base, previsto per il 2032dovrebbe migliorare la capacità e favorire il riequilibrio modale verso la ferrovia, anche se i cantieri possono aumentare la pressione sulle tratte nel breve periodo.
Mercato del lavoro: livelli elevati ma disuguaglianze marcate
Il mercato del lavoro nelle due province autonome si è mantenuto solido: l’occupazione ha raggiunto livelli storici, con crescita a Trento e stabilità a Bolzano. Il tasso di disoccupazione in Alto Adige è sceso ulteriormente fino all’1,8%ben al di sotto della media nazionale. Il reddito disponibile delle famiglie è aumentato moderatamente in termini reali, sostenuto dalla dinamica delle retribuzioni nominali, sebbene l’inflazione abbia eroso parte del potere d’acquisto.
Tuttavia permangono differenze significative sul piano sociale e occupazionale: le donne presentano una partecipazione al lavoro inferiore rispetto agli uomini, con ampia diffusione del part-time e un divario salariale che si accentua con l’età. Giovani e lavoratori stranieri risultano più spesso impiegati in percorsi professionali meno stabili e in settori a minor valore aggiunto, con impatti sulla qualità delle carriere nel lungo periodo.
Retribuzioni e tenuta del potere d’acquisto
Tra il 2008 e il 2026 le retribuzioni nominali nel settore privato sono cresciute del 33,4%ma in termini reali il potere d’acquisto ha perso terreno. Questa dinamica evidenzia come l’aumento dei salari nominali non sia sempre riuscito a compensare l’erosione dovuta all’inflazione, con effetti particolarmente sensibili sulle fasce più vulnerabili della popolazione.


