La carriera del marciatore altoatesino Alex Schwazer torna al centro dell’attenzione: la NADA Germania ha avviato un procedimento disciplinare dopo un controllo antidoping eseguito durante i campionati nazionali tedeschi di marcia su strada. In seguito al test, che interessava una gara disputata il 26 aprile in Germania l’atleta è stato colpito da una sospensione temporanea e la stessa agenzia ha presentato una denuncia alla Procura competente ai sensi della normativa tedesca contro il doping.
Nella prova del 26 aprile Schwazer si era imposto in solitaria coprendo la distanza con il tempo di 3h01’55” risultato che è stato indicato come nuovo primato italiano sulla distanza della maratona di marcia. Dalle analisi, secondo quanto comunicato dagli organismi tedeschi, sarebbe emersa la presenza di eritropoietina (Epo) riscontrata sia nelle urine sia nel sangue dell’atleta; la sospensione vale in attesa degli esiti completi del procedimento disciplinare.
Il controllo del 26 aprile e le azioni della NADA Germania
L’esito del test effettuato durante i campionati nazionali tedeschi ha determinato l’intervento immediato della NADA Germania che ha disposto una misura cautelare: la sospensione temporanea delle attività agonistiche di Schwazer fino a nuove determinazioni. Contestualmente, è stata inoltrata una denuncia alla Procura competente passaggio previsto dalla normativa tedesca quando emergono elementi che configurano una possibile violazione delle regole antidoping.
Il quadro processuale ora coinvolge gli organi disciplinari e giudiziari competenti: dovranno essere valutati i risultati di laboratorio, la catena di custodia dei campioni e le eventuali richieste difensive che l’atleta potrà presentare, comprese controanalisi. In questa fase, la sospensione è una misura provvisoria che tutela il procedimento in corso e la correttezza dei controlli.
I precedenti nella carriera di Alex Schwazer
La vicenda del 26 aprile riapre uno storico capitolo della carriera di Alex Schwazer già coinvolto in casi di doping in passato. Schwazer, originario di Silandro, Alto Adige è stato oro nella 50 chilometri di marcia alle Olimpiadi di Pechino 2008 e ha ottenuto il titolo europeo sulla 20 km a Barcellona risultati che l’hanno reso una figura di rilievo nell’atletica italiana.
Tuttavia, nel 2012 la sua carriera fu travolta da una positività all’Epo rilevata pochi giorni prima dei Giochi di Londra vicenda che portò a una squalifica: la pena inflitta fu di tre anni e mezzo poi ridotta a tre. Dopo il rientro, nel 2016 emerse un altro episodio legato alla presenza di metaboliti di testosterone nelle urine. Quel controllo fu eseguito il 1 gennaio ma la positività venne denunciata il 21 giugno in avvicinamento ai Giochi di Rio in quell’occasione Schwazer si rivolse al TAS di Losanna contestando la validità di alcuni aspetti procedurali e sostenendo la possibile manipolazione esterna dei campioni.
Impatto sui rapporti con le istituzioni sportive
La riapertura di un caso di doping per un atleta con precedenti comporta riflessi immediati sui rapporti con le istituzioni: la Federazione Italiana di Atletica Leggera e gli altri organismi di settore osservano l’evolversi del procedimento in vista di eventuali provvedimenti federali. Il principio della presunzione di innocenza resta centrale, ma lo stesso principio si confronta con la necessità di garantire la trasparenza e l’efficacia dei controlli antidoping su scala internazionale.
Per ora la questione rimane nelle mani degli organi competenti: la sospensione temporanea limita la partecipazione agonistica dell’atleta, mentre le analisi e i ricorsi eventuali decideranno il prosieguo della vicenda. Il caso richiama l’attenzione sulla complessità delle procedure antidoping e sulle conseguenze, sportive e giuridiche, per chi risulta coinvolto.



