La notizia di un’intesa tra Usa e Iran che prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz ha innescato un’ondata di ottimismo sui mercati dell’Asia e del Pacifico. I listini hanno reagito con forti acquisti, in particolare sul comparto tecnologico, mentre il greggio ha subito un ribasso marcato. L’effetto si è visto anche sui tassi e sulle valute, con lo spread italiano che si è riportato su livelli più contenuti.
Il quadro resta però complesso: l’accordo appare ancora parziale e accompagnato da condizioni e garanzie difficili. Tra le incognite principali restano la bonifica delle acque minate, la gestione delle scorte energetiche e il capitolo nucleare, che rimangono fattori capaci di imprimere volatilità nei prossimi giorni.
Rimbalzo delle piazze asiatiche
Le borse della regione hanno registrato guadagni significativi: Tokyo ha messo a segno un +2,87% portandosi a 65.158 punti, toccando un nuovo record storico, e la piazza di Taiwan è salita del +3,26% a 43.644 punti. Segno positivo anche per Sydney (+0,4%) mentre Hong Kong e Seul sono rimaste chiuse per festività: il compleanno del Buddha. Altre borse in progresso includono Shanghai (+0,67%), pur distante dai massimi del 2007, Mumbai (+1,26%) e Singapore (+0,08%). I future sull’Europa sono apparsi positivi in assenza di dati macro rilevanti, con i mercati statunitensi chiusi per festività.
I settori più interessati
Gli acquisti si sono concentrati sul settore tecnologico e sui produttori di microprocessori, con rialzi spettacolari per alcune trattate a Tokyo: Taiyo Yuden (+16,51%), Seiko (+12,51%), Lasertec (+12,6%), Tdk (+10,92%) e Rohm (+10,15%). Forte anche la spinta per i titoli automobilistici come Mitsubishi (+7,3%), Suzuki (+6,68%) e Nissan (+2,73%). Il settore bancario è stato invece contrastato: Sumitomo Mitsui +0,68%, Nomura -0,93%, Mitsubishi UFJ -1,04% e Mizuho -2,45%.
Materie prime, valute e rendimenti
La reazione sui mercati delle materie prime è stata netta: il greggio ha segnato ribassi importanti, con il WTI in calo del -5,57% a 91,22 dollari al barile e il Brent a -5,11% a 98,25 dollari. Anche il gas naturale è sceso, segnando circa -4,7% a 46,4 euro/MWh, mentre l’oro è salito del +0,9% portandosi intorno a 4.555,5 dollari l’oncia. Sul fronte valutario il dollaro si è indebolito rispetto alle principali valute: intorno a 85,91 centesimi di euro, 158,91 yen e 74,17 penny.
Effetti sui titoli di stato
I rendimenti dei titoli sovrani hanno seguito il clima di rischio diminuito: lo spread Btp-Bund si è attestato intorno a 71 punti. Il rendimento del decennale italiano è sceso di circa 6,9 punti al 3,7%, mentre quello tedesco ha perso 4,8 punti portandosi al 2,99%. Anche Francia e Regno Unito hanno visto rendimenti in calo, rispettivamente al 3,6% (-6,4 punti) e al 4,9% (-6,8 punti).
L’accordo sullo Stretto e i nodi geopolitici
Secondo quanto emerso, la bozza concordata tra Usa e Iran sarebbe incentrata su due elementi: la riapertura alla navigazione dello Stretto di Hormuz e una tregua di 60 giorni per proseguire il dialogo. Tuttavia la forma e le condizioni dell’intesa appaiono caratterizzate da limiti e da clausole che lasciano margini di interpretazione, a cominciare dalla rivendicazione iraniana di esercitare una forma di controllo sulle acque.
Nodi rimasti aperti
Tra i punti più delicati c’è il programma nucleare iraniano: l’Aiea avrebbe rilevato la disponibilità di circa 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, una quantità che solleva preoccupazioni per la sua vicinanza alla soglia che consentirebbe la costruzione di un ordigno. Le parti avrebbero discusso moratorie di durata diversa — proposta statunitense di lungo periodo contro l’offerta iraniana di un periodo più breve — e la questione di chi debba custodire il materiale arricchito resta fortemente contestata.
L’intesa è ulteriormente complicata dalle richieste di Teheran: ritiro di forze straniere dalle vicinanze, garanzie sulla sovranità nello Stretto e il rilascio di una parte dei beni congelati all’estero come condizione per l’entrata in vigore. Sul piano operativo resta urgente la bonifica dei fondali minati: gli Stati Uniti hanno predisposto risorse navali, con un ruolo chiave per i dragamine, e i Paesi europei hanno proposto missioni di scorta ai mercantili, possibili anche con assetti italiani.

