25 Settembre 2026 ☀ 10°

Trentino Alto Adige: lavoratori a rischio per le alte temperature

Il caldo estremo del 2026 sta mettendo a dura prova i lavoratori del Trentino Alto Adige, con temperature che sfiorano i 40 gradi. Scopri le critiche alla politica locale e le condizioni insostenibili nei luoghi di lavoro.

Trentino Alto Adige: lavoratori a rischio per le alte temperature

Il caldo estremo che ha colpito il Trentino Alto Adige nel 2026 sta mettendo a dura prova i lavoratori della regione. Temperature che sfiorano i 40 gradi hanno reso le condizioni di lavoro insostenibili, sollevando critiche alla politica locale per la mancanza di misure di protezione adeguate.

La situazione è particolarmente critica per chi lavora all’aperto, come edili, agricoli e rider, ma anche per chi opera in ambienti chiusi come fonderie e trasformazione materie plastiche. Le alte temperature non solo rendono il lavoro estremamente faticoso, ma comportano anche gravi rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Le critiche alla politica locale

La Uiltec Trentino Alto Adige ha lanciato un durissimo attacco agli assessori provinciali competenti, accusandoli di giocare “a rimpiattino con le responsabilità di governo” e di “disprezzare i cittadini”. Il segretario organizzativo Francesco Mongioì ha denunciato la mancanza di ordinanze specifiche per la tutela dei lavoratori, nonostante le previsioni degli scienziati e gli effetti dei cambiamenti climatici.

“La cosiddetta quarta ondata di caldo estremo sulla nostra regione è arrivata”, ha scritto Mongioì in una nota ufficiale. “In realtà è improprio parlare di quarta ondata. Si tratta dell’ondata di caldo estremo dell’estate 2026. C’è stata qualche pausa con temperature più tollerabili, ma anche con nubifragi e grandinate che hanno prodotto non pochi danni.”

Le risposte degli assessori

L’assessore trentino Spinelli aveva già risposto alle organizzazioni sindacali il 10 luglio 2026 con una lettera di fermo diniego all’emanazione di un’ordinanza che fermasse il lavoro nelle ore più calde. Si è nascosto dietro la scusa che le condizioni microclimatiche del territorio trentino sono variabili. L’assessora altoatesina Amhof, invece, ha comunicato che la provincia autonoma di Bolzano non emanerà alcuna ordinanza di protezione dei lavoratori dal caldo estremo.

“L’autonomia fa male e molto a chi si guadagna da vivere onestamente con il proprio lavoro”, ha aggiunto Mongioì. “Avevo annunciato che il Comitato di Coordinamento e indirizzo Altoatesino si sarebbe riunito il 21 luglio e così è stato. L’incontro è servito all’assessora altoatesina Amhof, spalleggiata, tra gli altri, dall’assessore Messner, per comunicare che la provincia autonoma di Bolzano non emanerà alcuna ordinanza di protezione dei lavoratori dal caldo estremo.”

Le conseguenze per le imprese

Il cambiamento climatico non produce effetti soltanto su ambiente e salute ma incide sempre più direttamente anche sul tessuto produttivo del Paese, impattando sulla sopravvivenza delle imprese. Uno studio del Cnr-Itiam ha confermato che ogni giornata estiva con temperature tra 29 e 32 gradi è associata a un aumento di circa 0,014% del tasso di uscita delle imprese dal mercato, rispetto a una giornata tra 23 e 26 gradi. Oltre i 32 gradi, l’incremento sale a circa lo 0,016% per giornata.

I modelli mettono a confronto province, settori e anni diversi tenendo conto delle caratteristiche strutturali dei territori, confermando una relazione statisticamente significativa. Tra i meccanismi individuati figurano la riduzione della produttività, l’aumento dei costi energetici e organizzativi, le interruzioni dell’attività, la minore affluenza dei clienti e gli effetti sulla salute dei dipendenti.

Non tutte le imprese reagiscono allo stesso modo: le più vulnerabili sono le microimprese e le ditte individuali che dispongono di minori risorse per misure di adattamento. Gli effetti risultano più marcati nelle aree più calde del Paese, mentre tra i settori le maggiori criticità emergono nel manifatturiero, nel commercio e nei servizi.

L’agricoltura, al contrario, appare più resiliente grazie a specifiche misure di sostegno. Nel periodo osservato, i giorni estivi con temperature superiori ai 29 gradi in Italia sono passati da una media di 42 nel primo decennio a circa 60 nel 2026, a conferma di una pressione climatica sempre più continua sul sistema produttivo nazionale.

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