Bologna ha ricordato il 2 agosto 1980 con una commemorazione pubblica cui hanno partecipato familiari, istituzioni e migliaia di cittadini davanti alla stazione centrale, e la cerimonia ha registrato oggi nuove tensioni politiche e richieste sulla verità giudiziaria.
La commemorazione è rilevante perché celebra il 46° anniversario di una strage che causò 85 vittime e oltre 200 feriti e perché ha riaperto il confronto sulla matrice dell’attentato, sulle responsabilità emerse nelle sentenze e sulla gestione degli archivi che le famiglie reclamano.
Presenze istituzionali e minuto di silenzio
Alla cerimonia hanno partecipato autorità nazionali e locali, tra cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con messaggi inviati o letti in piazza. Il corteo è partito da piazza Nettuno e ha attraversato via Indipendenza fino a piazza Medaglie d’Oro, davanti alla stazione. Il minuto di silenzio è stato osservato alle 10.25 l’ora ricordata dall’orologio fermo per l’esplosione.
Dibattito sulla definizione dell’attentato
La definizione della matrice dell’attentato è stata al centro del dibattito. Nicola Molteni ha parlato di un attentato di matrice neofascista mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha usato il termine “terrorismo feroce” senza un esplicito richiamo alla parola neofascista, scelta che ha suscitato reazioni. Giuseppe Conte ha contestato il linguaggio della premier con questa dichiarazione: “Che significa il ‘terrorismo’? Esiste il terrorismo ispirato al fondamentalismo religioso, quello di matrice etnica, quello separatista e, infine, c’è il terrorismo che ha imperversato in Italia ispirato da motivazioni ideologiche e politiche.”
Reazioni delle famiglie e richieste di verità
I familiari delle vittime, radunati con gerbere e cartelli, hanno chiesto accesso agli atti e chiarezza sugli archivi. Paolo Lambertini, presidente dell’associazione dei familiari, ha letto in piazza una dichiarazione che includeva queste parole: “C’è una luce straordinaria, data dalle sentenze dei processi, che è stata capace di illuminare la pagina buia a cui si del Consiglio e mostrarne la matrice neofascista.” Il sindaco Matteo Lepore ha partecipato e ha sottolineato la necessità di difendere la memoria, segnalando di aver ricevuto minacce di morte nei giorni precedenti.
Durante la cerimonia sono state sollevate richieste specifiche di declassificazione e trasferimento di documenti, con particolare attenzione alla scomparsa di parti di archivi citate dall’Associazione dei familiari, inclusi riferimenti all’archivio del Ministero dei Trasporti.
Verità giudiziaria e sentenze consolidate
Le sentenze definitive sulla strage sono state richiamate come elemento centrale della commemorazione. La Corte di Cassazione aveva confermato condanne che hanno indicato una matrice neofascista e responsabilità di complici; tra i condannati compaiono nomi come Gilberto Cavallini e Paolo Bellini. Le sentenze hanno anche accolto responsabilità per depistaggio a carico di figure come Licio Gelli e Francesco Pazienza e hanno menzionato coinvolgimenti di ex ufficiali del Sismi. I processi hanno citato un presunto ruolo della P2 nell’ideazione della strage.
Il ricordo ha incluso anche la menzione di vittime singole; tra i nomi ricordati è stato citato Abderrahim Fakir, la cui sorella e nipote erano presenti alla commemorazione. In piazza si sono viste rappresentanze di diverse comunità colpite, compresa quella di Bari, richiamata per i sette concittadini rimasti vittime.
Nel corso della giornata sono intervenuti esponenti politici dell’opposizione come Nicola Fratoianni, che ha definito le parole della premier un oltraggio alla memoria, e Andrea De Maria del Pd, che ha parlato di omissioni gravi e inaccettabili. Tra le figure citate nei dibattiti sono emersi anche i nomi di Paolo Lambertini e altri rappresentanti delle famiglie, oltre a riferimenti istituzionali come il Consiglio dei Ministri e la Presidenza della Repubblica.
Ultimo aggiornamento: 6 agosto 2026. L’evento ha mantenuto un alto profilo nazionale per la presenza delle istituzioni, per il richiamo alle sentenze che hanno indicato la matrice neofascista e per le nuove istanze dei familiari relative agli archivi e alla piena conoscenza dei fatti.



