Mezzolombardo ha perso uno dei suoi cittadini più illustri. Guido Dalrì, un uomo che ha vissuto oltre 90 anni, ha dedicato la sua esistenza al servizio degli altri e alla memoria storica della sua comunità. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto incolmabile, ma il suo esempio di vita continua a ispirare.
Fabio Dalrì, figlio di Guido, ricorda suo padre come un uomo di poche parole ma di grande cuore. “Era un uomo straordinario, sempre pronto a correre in aiuto degli altri. La sua dedizione era palpabile, e il suo amore per il prossimo non aveva bisogno di essere espresso a parole.”
Un testimone della storia
Guido Dalrì aveva solo dieci anni quando, l’8 aprile 1945, le bombe caddero su Mezzolombardo. Era una domenica, e la popolazione cercava riparo dopo l’allarme. Guido si trovava nella zona delle Calcare con la sua amica Maria Luisa Zenari, Midi, di dodici anni. L’esplosione colpì la zona, causando sei morti. Maria Luisa fu colpita mortalmente da una scheggia, mentre Guido si salvò grazie all’intervento del padre.
Quell’evento tragico rimase impresso nella memoria di Guido per tutta la vita. Nel 2007, propose all’allora sindaco Rodolfo Borga di istituire una commemorazione annuale per ricordare le vittime. Da allora, ogni 8 aprile, Mezzolombardo si riunisce per onorare la memoria di coloro che persero la vita in quel giorno.
Una vita al servizio dei Vigili del Fuoco
Guido Dalrì entrò a far parte dei Vigili del Fuoco volontari di Mezzolombardo nel 1964. Per oltre sessant’anni, ha condiviso la sua vita con il Corpo dei Vigili del Fuoco, diventando un punto di riferimento per tutti. Dal 1965 al 1978 fu magazziniere, nel 1976 divenne caposquadra e nel 1989 capoplotone, un incarico che mantenne fino al 1996. In seguito, divenne vigile onorario.
“Abbiamo trascorso tanti anni insieme. Era un gran testone al quale tutti volevano bene, un vero punto di riferimento”, ricorda il comandante Luca Calliari. “È stato un esempio di vita e di predisposizione verso il prossimo. Un maestro di vita. Ha dato tanto e ha lasciato un grande ricordo.”
Guido seguì anche tre gruppi di allievi, contribuendo alla formazione di tre generazioni di pompieri. Anche dopo la conclusione del servizio attivo, continuò a frequentare la caserma, che definiva la sua seconda casa.
Un esempio per la comunità
Ottant’anni dopo il bombardamento, Guido era ancora presente alle commemorazioni dell’8 aprile. Continuava a ricordare Midi e le altre vittime di quella domenica del 1945. Lo faceva da testimone di un avvenimento che aveva conosciuto a dieci anni e che aveva poi consegnato alla memoria di Mezzolombardo.
La comunità gli ha dato l’ultimo saluto sabato mattina 5 settembre nella chiesa parrocchiale, dove è stato celebrato il funerale. Le offerte raccolte in sua memoria sono state destinate al Corpo dei Vigili del Fuoco volontari, un ulteriore segno del suo legame indissolubile con l’istituzione che aveva scelto come seconda famiglia.



