Negli ultimi sei anni il settore della ristorazione di prossimità in Trentino ha subito una significativa riduzione: dal 2019 al 2025 il numero di bar è diminuito del 9%, passando da 1.591 a 1.448 esercizi. Questa flessione ha comportato una perdita complessiva di circa 43 milioni di euro, un dato che evidenzia come la crisi non sia solo numerica ma anche economica.
Il fenomeno ha ripercussioni più ampie rispetto ai conti: quando una porta di un bar si chiude, la vita sociale del quartiere ne risente. I luoghi di incontro tradizionali svaniscono, riducendo le occasioni di scambio e di coesione tra cittadini, soprattutto nei centri storici.
Dati sulla flessione dei bar in Trentino dal 2019 al 2025
Nel 2019 il rapporto tra bar e abitanti era di 2,7 per mille, mentre nel 2025 è sceso a 2,4 per mille. A Trento, capoluogo, la situazione è più critica: da 319 bar nel 2019 le attività sono passate a 288, segnando un calo del 9,7% e una perdita economica stimata in 9 milioni di euro, quasi un quarto del totale provinciale.
Distribuzione per forma giuridica
Secondo i dati di InfoCamere, nel 2025 la forma più diffusa tra i pubblici esercizi trentini è la società di persone (40,16%), seguita da imprese individuali (38,98%) e società di capitale (20,30%). Rispetto al 2019, le società di capitale sono aumentate dal 14,16% al 20,30%, mentre le società di persone e le imprese individuali hanno subito lievi riduzioni.
Fattori che hanno alimentato la crisi
Le ragioni alla base della chiusura dei bar sono molteplici e interconnesse. L’aumento dei costi di gestione – energia, materie prime, affitti e lavoro – ha eroso i margini, specialmente per attività con scontrini medi contenuti. Inoltre, la pandemia ha accelerato il passaggio al lavoro da remoto riducendo i flussi di clienti nei centri cittadini e modificando la distribuzione dei consumi lungo la giornata.
Altri elementi hanno indebolito ulteriormente il settore: la perdita di potere d’acquisto delle famiglie, una domanda più selettiva, la concorrenza delle catene organizzate, della distribuzione moderna e dei servizi di consegna a domicilio. Nei territori più fragili, l’invecchiamento demografico e il calo della popolazione hanno ridotto la base di clienti; a Trento, invece, l’alto costo degli affitti ha rappresentato un ulteriore ostacolo.
Le iniziative di Confesercenti per arginare il declino
Di fronte a questa situazione, Confesercenti Trentino ha avviato una campagna di raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”. La soglia dei 50.000 firme deve essere raggiunta entro il 25 novembre, affinché il disegno di legge possa essere discusso in Parlamento.
Federico Rigotti, presidente di Fiepet Trentino, ha sottolineato che la chiusura di un bar non è solo una perdita economica ma anche un danno sociale: “le città e i centri storici perdono attrattività, la comunità perde un punto di incontro”. La raccolta firme è stata lanciata con due incontri a Trento il 17 e 24 settembre e prosegue a Borgo Valsugana il 30 settembre, con il supporto di numerosi esponenti politici e autorità locali.



