Si è spenta la voce di un testimone di quasi un secolo: don Guido Avi il sacerdote più anziano della diocesi di Trento, è morto all’età di 108 anni. La sua storia intreccia vicende personali, impegni pastorali e gesti concreti durante gli anni più burrascosi del Novecento.
Originario di Pergine e ordinato sacerdote nel 1942 don Avi è stato figura nota in diverse comunità trentine: la sua esistenza è ricca di episodi che vanno dalla solidarietà nei tempi di guerra alla valorizzazione della partecipazione popolare per sostenere la vita parrocchiale.
Il ruolo nelle parrocchie e i luoghi della sua vita
Dopo l’ordinazione don Avi iniziò il suo ministero come vicario parrocchiale a Noriglio (1942-1943) e poi a Rovereto nella parrocchia di Santa Maria (1943-1947). Nel 1947 fu nominato parroco della parrocchia di Cristo Re a Trento, incarico che mantenne fino al 1968: qui nacque uno dei suoi gesti più riconosciuti dalla comunità, che gli valse il soprannome di «don Torta».
Servizio successivo e incarichi successivi
Negli anni seguenti fu parroco ad Albiano (1968-1975) e a Baselga del Bondone (1976-1990). Tra il 1990 e il 2011 visse nuovamente a Trento mentre nel 2007 ricevette il titolo onorifico di canonico onorario della Cattedrale di San Vigilio. Gli ultimi anni li trascorse nella casa natale a Vigalzano dove si è spento.
Gli anni della guerra e gli atti di salvataggio
La vita di don Avi porta i segni del XX secolo. Durante la Seconda guerra mondiale quando la situazione locale era drammatica per le truppe e i civili, offrì rifugio a gruppi di soldati italiani e alleati in fuga dopo l’8 settembre 1943. Questo impegno testimonia il suo atteggiamento pratico e rischioso in nome della carità.
Un episodio con un soldato tedesco
Due anni dopo quegli eventi, don Avi intervenne per mettere in salvo un soldato tedesco che aveva deciso di disertare: il sacerdote superò i posti di blocco di Folgaria e della Valsugana per accompagnarlo fino a Vigalzano, proteggendolo fino al ritorno nella casa natale. Questi fatti, rimasti nella memoria delle comunità locali, sottolineano il carattere concreto e la capacità di assumersi responsabilità in momenti critici.
Il soprannome «don Torta» e la costruzione di Cristo Re
Il nomignolo di «don Torta» nasce da un gesto semplice e insieme strategico: mentre era parroco di Cristo Re a Trento, lanciò un appello alla comunità con le parole «Datemi una torta e vi farò una chiesa», organizzando iniziative di vendita e solidarietà che coinvolsero le famiglie del quartiere. Grazie a quell’impegno collettivo, nel 1952 venne aperta la chiesa di Cristo Re, simbolo della partecipazione popolare alle opere parrocchiali.
La vicenda delle torte non è solo aneddoto folkloristico: rappresenta un metodo di costruzione comunitaria, in cui la raccolta di piccoli contributi e il lavoro volontario portarono a un risultato tangibile, la chiesa, che ancora oggi resta legata al suo nome e al suo ricordo.
Funerale e saluto della comunità
Il funerale di don Guido Avi sarà celebrato lunedì 19 ottobre alle 14.30 nella chiesa parrocchiale di Pergine dopo la cerimonia è prevista l’inumazione al cimitero di Madrano. La notizia della sua morte ha suscitato commozione nella comunità di Cristo Re e nelle località dove ha prestato servizio, che ricordano la sua lucidità, il sorriso e la dedizione fino all’età avanzata.
Resta il ricordo di un sacerdote che ha saputo coniugare gesti di coraggio in tempo di guerra, iniziative di vicinanza nella vita di parrocchia e un legame profondo con il territorio d’origine: episodi che definiscono l’eredità umana e spirituale lasciata da don Guido Avi.



