Il 17 ottobre è stato segnato dalla scomparsa di don Guido Avi l’ultimo sacerdote in vita a superare i cento anni nell’Arcidiocesi di Trento. L’uomo, nato a Pergine Valsugana nel 1918, è morto nella sua abitazione di Vigalzano, dove aveva trascorso gli ultimi anni tra ricordi e visite di fedeli.
Il suo cammino ecclesiastico, iniziato con l’ordinazione nel marzo 1942, lo ha portato a servirsi in diverse realtà rurali e urbane del Trentino, lasciando un segno indelebile in ognuna di esse. Dall’attività di viceparroco a Noriglio, alle lunghe decadi come parroco di Cristo Re a Trento, Albiano e Baselga del Bondone, il suo impegno è stato sempre caratterizzato da una presenza concreta e da un rapporto stretto con le persone.
Il percorso pastorale: da Noriglio a Vigalzano
Il primo incarico, a Noriglio in Vallagarina, è stato svolto durante gli ultimi anni della Seconda guerra mondiale. Dopo la permanenza nella parrocchia di Santa Maria a Rovereto (1943-1947), don Guido è stato chiamato a guidare la giovane comunità di Cristo Re, dove ha contribuito alla costruzione della chiesa e al consolidamento della vita parrocchiale per più di venti anni. Successivamente ha pastorato ad Albiano (1968-1975) e a Baselga del Bondone (1976-1990), con una breve parentesi nella realizzazione della piccola chiesetta di Kamaovrunt nella Valle dei Mocheni. Nel 2007 è stato nominato canonico onorario della Cattedrale di San Vigilio, riconoscimento che ha attestato il valore della sua lunga attività.
Coraggio nella Resistenza: salvataggi e diserzioni
Il periodo più drammatico della sua vita si svolse nel 1943, quando l’armistizio dell’8 settembre lasciò l’Italia in preda al caos. Da viceparroco a Noriglio, don Guido offrì rifugio a un gruppo di soldati italiani, ebrei e alleati in fuga dalle truppe tedesche. Nascondendoli per diversi giorni, provvedette a curare i feriti, a fornire cibo, vestiti civili, denaro e mappe topografiche per permettere loro di proseguire verso zone più sicure. Questo gesto, intrapreso a rischio della propria vita, è documentato da testimonianze dell’ex podestà di Rovereto, Giorgio Sartori, che ne attestò il valore salvifico.
Il caso del disertore tedesco
Due anni più tardi, nel 1945, il sacerdote aiutò un soldato tedesco che aveva deciso di disertare. Con grande perizia, lo accompagnò oltre i posti di blocco di Folgaria e Valsugana, facendolo arrivare alla sua casa di Vigalzano, dove il giovane trovò un nascondiglio. Questo episodio dimostra la capacità di don Guido di mettere al di sopra di ogni appartenenza nazionale la difesa della dignità umana.
La leggenda della “torta”: una chiesa costruita con solidarietà
Durante il suo mandato a Cristo Re, il sacerdote lanciò un appello che divenne leggenda locale: “Datemi una torta e vi farò una chiesa”. L’iniziativa spinse le famiglie del quartiere a vendere dolci e a organizzare lotterie, raccogliendo fondi sufficienti per completare l’edificio entro il Natale del 1952. Il successo del progetto fece nascere il soprannome affettuoso di “don Torta”, rimasto legato al suo nome per decenni. Nonostante il simpatico epiteto, don Guido sottolineava sempre il ruolo collettivo della comunità nella realizzazione dell’opera.
Negli ultimi anni, la sua casa di Vigalzano è stata teatro di celebrazioni affettuose: il centenario nel 2018 ha visto la vendita di una sua autobiografia a sostegno dei lavori di ricostruzione post-terremoto in Centro-Italia, mentre il 108° compleanno, celebrato il 14 febbraio 2026, ha coinvolto i bambini nati nel 2018, esattamente un secolo dopo il suo nato. Una torta è stata servita in onore del suo soprannome, dimostrando come la memoria di don Guido continui a unire generazioni.
Il lunedì 19 ottobre, alle 14.30, la comunità di Pergine Valsugana si è riunita nella chiesa parrocchiale per l’ultimo saluto. Dopo la celebrazione, la salma è stata deposta nel cimitero di Madrano, chiudendo un capitolo di 108 anni di fede, coraggio e solidarietà.



