Durante la notte di sabato 17 ottobre don Guido Avi ha chiuso gli occhi nella sua casa natale di Vigalzano, ponendo fine a una vita che lo aveva reso il sacerdote più anziano della Diocesi di Trento. All’età di 108 anni la sua scomparsa ha suscitato un profondo cordoglio sia tra i fedeli della zona che tra gli abitanti di Pergine Valsugana, la sua città d’origine.
Il ricordo di questo venerabile prete è stato recentemente celebrato il febbraio scorso, nella giornata di San Valentino, quando i bambini nati esattamente un secolo dopo di lui sono stati invitati a festeggiare insieme a lui nella piccola frazione di Vigalzano. Un gesto simbolico che ha legato il passato e il futuro, testimoniando l’affetto di una comunità che non ha mai dimenticato la sua guida spirituale.
Il percorso ministeriale di don Guido Avi
Nasce a Pergine nel 1918 e riceve l’ordinazione sacerdotale a Trento nel 1942. Il suo primo incarico è quello di vicario a Noriglio (1942-1943), subito seguito da una pastorale a Rovereto, S. Maria (1943-1947). Da lì parte una lunga successione di incarichi pastorali: è parroco della chiesa di Cristo Re a Trento (1947-1968), poi di Albiano (1968-1975) e infine di Baselga del Bondone (1976-1990). Dopo aver vissuto a Trento per oltre due decenni (1990-2011), nel 2007 è stato nominato canonico onorario della Cattedrale di San Vigilio. Gli ultimi anni li trascorre nella sua casa di Vigalzano, dove si è spento.
I primi anni di servizio
Le prime esperienze pastorali di don Avi lo hanno messo a diretto contatto con le comunità di montagna della Valle dei Laghi, dove ha saputo guadagnarsi la stima dei fedeli grazie alla sua disponibilità e al suo spirito di ascolto. In quegli anni ha anche sperimentato le difficoltà di una parrocchia in ricostruzione post-bellica, facendo della solidarietà il motore del suo operato.
Atti di coraggio durante la Seconda guerra mondiale
Il periodo della Seconda guerra mondiale segna una delle pagine più intense della sua vita. Quando era parroco a Noriglio, subito dopo l’8 settembre 1943, accoglie nella propria casa un gruppo di soldati italiani e alleati in fuga dai tedeschi, offrendo loro rifugio e cibo. Due anni dopo, dimostra ancora più coraggio: aiuta un soldato tedesco che ha deciso di disertare, superando pericolosi posti di blocco a Folgaria e in Valsugana e lo conduce in salvo nella sua famiglia di Vigalzano.
Questi gesti, compiuti a rischio della propria incolumità, rimangono testimonianze tangibili della sua ferma convinzione che la fede debba tradursi in azioni concrete di compassione e protezione per l’altro, indipendentemente dalla fazione militare.
Il mito della torta e la nascita della chiesa di Cristo Re
Il soprannome affettuoso di “don Torta” nasce da un aneddoto che ha lasciato il segno nella memoria collettiva della parrocchia. Durante il suo mandato a Cristo Re, il prete lancia la frase “Datemi una torta e vi farò una chiesa”. L’appello, accolto con entusiasmo dai fedeli, porta alla realizzazione dell’edificio sacro nel 1952, grazie alle donazioni di dolci e risparmi delle famiglie locali. Il risultato è una chiesa che ancora oggi raccoglie le preghiere della comunità, simbolo tangibile della capacità di don Avi di trasformare un semplice gesto quotidiano in un progetto di grande impatto spirituale.
Nonostante gli anni avanzati, l’anziano sacerdote rimane lucido, affrontando la quotidianità con il suo tipico sorriso, sebbene non manchi qualche acciacco tipico della vecchiaia.
Il funerale si svolgerà lunedì 19 ottobre alle 14.30 nella chiesa parrocchiale di Pergine con successiva sepoltura nel cimitero di Madrano. L’intera comunità è invitata a partecipare per rendere omaggio a una figura che ha segnato più di otto decenni di storia religiosa e civile nella provincia di Trento.



