25 Settembre 2026 ☀ 15°

Incidente mortale in arrampicata: climber precipita sulla via Livanos in val di Fassa

Un climber 32enne di origini abruzzesi e residente in Trentino è precipitato per circa 30 metri sul Massiccio delle Pope durante il secondo tiro della via Livanos. L'intervento dell'elicottero e del Soccorso Alpino non ha potuto evitare il decesso; la rimozione della salma e l'accompagnamento del compagno di cordata sono avvenuti in parete con l'ausilio di tecnici specializzati.

Incidente mortale in arrampicata: climber precipita sulla via Livanos in val di Fassa

Un Incidente mortale ha coinvolto un scalatore di 32 anni sul Massiccio delle Pope, nel gruppo del Catinaccio, mentre stava affrontando la via Livanos come primo di cordata. L’uomo, di origini abruzzesi ma residente in Trentino, è precipitato durante il secondo tiro e ha riportato lesioni fatali dopo una caduta di circa trenta metri.

Il compagno di cordata, presente sulla sosta, ha dato immediatamente l’allarme contattando il Numero Unico per le Emergenze. Le operazioni di soccorso hanno visto l’impiego dell’elicottero e del personale del soccorso alpino e Speleologico Trentino, con interventi in parete per il recupero della vittima e l’assistenza al secondo climber.

La dinamica dell’incidente

Secondo le ricostruzioni, il 32enne stava procedendo come primo di cordata sul secondo tiro della via Livanos, tracciata sul pilastro sud del Massiccio delle Pope, una parete che richiede esperienza su lunghezze impegnative. Durante la progressione l’uomo è caduto per circa trenta metri: nel volo ha oltrepassato il compagno che lo assicurava in sosta e si è schiantato contro la parete rocciosa sottostante.

Fattori tecnici e contesto

La via Livanos è lunga diversi tiri e comporta passaggi con esposizione e necessità di corrette tecniche di assicurazione. Anche se non sono stati diffusi elementi specifici su attrezzature o rotture, l’incidente sottolinea come su vie lunghe il ruolo del primo di cordata sia particolarmente critico: errori di ancoraggio, problemi con il mezzo di assicurazione o eventi imprevisti possono avere conseguenze gravi.

La risposta dei soccorsi

La chiamata al Numero Unico per le Emergenze è arrivata intorno alle 11.40: la Centrale Unica di Emergenza ha disposto l’intervento dell’elicottero e attivato la Stazione Centro Fassa del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino, con piazzola a Pozza di Fassa pronta per il decollo. Sul posto sono stati sbarcati, in prima battuta, il tecnico di elisoccorso e il medico per stabilire le condizioni del ferito.

Interventi in parete e conclusione

Il personale sanitario ha dovuto constatare il decesso del climber. Successivamente l’elicottero è tornato in parete in seconda rotazione e, mediante verricello per circa 90 metri, ha calato due soccorritori della Stazione Centro Fassa per coadiuvare le operazioni di rimozione della salma, dopo il nulla osta delle autorità competenti. I soccorritori hanno poi accompagnato a valle il compagno di cordata. L’intervento si è concluso intorno alle 14.

Implicazioni e riflessioni

Gli incidenti in arrampicata su vie di più tiri ricordano l’importanza della preparazione tecnica, della manutenzione dell’attrezzatura e della comunicazione tra compagni. Anche su itinerari noti e frequentati, la combinazione di fattori ambientali e umani può trasformare una salita in una situazione critica. Per gli operatori del soccorso, la capacità di intervenire rapidamente con elicotteri e squadre specializzate è essenziale per gestire scenari complessi in parete.

Le autorità locali e i servizi di emergenza sono competenti per svolgere gli accertamenti necessari. In questi momenti, oltre all’attività tecnica, emergono anche aspetti di supporto alle persone coinvolte e alle comunità locali che vivono aree montane con una forte tradizione di arrampicata e alpinismo.

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