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Economia sommersa in Trentino: il peso in valore aggiunto e il confronto con le altre regioni

Nel 2026 il sommerso in provincia di Trento ha superato 1,73 miliardi di euro, pari all'8,9% del valore aggiunto provinciale; il dato scende rispetto al 2019 e mostra differenze nette con il Sud Italia

Economia sommersa in Trentino: il peso in valore aggiunto e il confronto con le altre regioni

Nel 2026 l’economia non osservata della provincia di Trento è stata stimata in 1,731 miliardi di eurouna cifra che racchiude lavoratori fuori registro, redditi sottodichiarati e attività economiche non rilevate dalle contabilità ufficiali. Questi numeri emergono dall’elaborazione dei dati Istat effettuata dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre e consentono di misurare la quota di ricchezza che sfugge alla normale misurazione statistica.

L’analisi evidenzia anche un confronto con il biennio precedente: nel 2019 il valore stimato era di 1,811 miliardi di eurocorrispondente al 9,4% del valore aggiunto provinciale. Tra il 2019 e il 2026 la riduzione assoluta è stata di circa 80 milioni di europari a una flessione del 4,4%un segnale che il fenomeno può essere in lieve arretramento anche in territori tradizionalmente virtuosi.

Dati del Trentino nel 2026: composizione e peso sul territorio

La stima di 1,731 miliardi prende in considerazione varie componenti dell’economia non osservatadalla sottodichiarazione dei redditi al lavoro irregolarepassando per affitti non dichiarati e attività economiche non registrate al fisco. Nel complesso queste voci spiegano come una porzione significativa del valore prodotto non venga intercettata dalle statistiche ufficiali e dalle imposte, influenzando la percezione di produttività e delle finanze locali.

Dettagli percentuali e significato

L’incidenza dell’economia sommersa sul valore aggiunto provinciale, pari all’8,9%colloca la provincia di Trento tra le realtà meno esposte in Italia. Questo dato, a fronte del 9,4% del 2019, suggerisce un miglioramento relativo nella capacità di emersione o di controllo delle pratiche irregolari. La misura percentuale è utile perché rapporta l’entità del sommerso alla ricchezza effettivamente prodotta, consentendo confronti più significativi tra territori diversi.

Confronto con le altre regioni e andamento nazionale

A livello di raffronto, la provincia di Trento risulta tra le aree più virtuose: solo la Provincia autonoma di Bolzano registra un’incidenza minore con l’8%mentre la Lombardia riporta l’8,4%. Questi valori si posizionano sotto la media nazionale dell’11,7%evidenziando una differenza marcata rispetto ad alcune regioni del Sud.

Divergenze Nord-Sud

Alle estremità della classifica si incontrano regioni dove il peso del sommerso supera quote rilevanti del sistema economico locale: la Calabria arriva al 19,2%la Campania al 18%la Puglia al 17,6% e la Sicilia al 17,3%. Queste differenze sottolineano la persistenza di una tradizionale divisione tra aree settentrionali e meridionali nel livello di regolarità delle attività economiche.

Evoluzione dell’evasione fiscale in Italia

Lo studio dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre include anche una stima sull’evasione fiscale e contributiva nazionale: nel 2026 è stata valutata in 82,4 miliardi di euroin calo rispetto ai circa 100 miliardi stimati per il 2019. La riduzione percentuale segnalata ammonta al 17,8%un decremento che viene attribuito, tra l’altro, all’introduzione di strumenti digitali di tracciamento.

Tra gli strumenti citati come fattori di contenimento figurano la fatturazione elettronicala trasmissione telematica dei corrispettivilo split payment e il reverse charge. Secondo l’analisi, questi meccanismi hanno migliorato la tracciabilità delle transazioni e reso più difficile occultare redditi e operazioni, contribuendo così a una riduzione complessiva dell’evasione osservata nelle statistiche.

Il quadro delineato dai dati offre una fotografia sfaccettata: pur mantenendo livelli contenuti rispetto alla media nazionale, anche il Trentino mostra la presenza di una quota significativa di economia invisibile. Il confronto con il resto del Paese mette in evidenza come politiche di digitalizzazione e controllo possano incidere sulle dinamiche dell’evasione, ma al contempo sottolinea la persistenza di forti differenze territoriali.

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