La rilevazione 2026 sulle città capoluogo fotografa un Paese che avanza a velocità diverse: la media dell’indice di performance sostenibile sale lievemente al 55,72%, ma restano problemi strutturali che preoccupano. Tra i dati più significativi emergono l’aumento del consumo di suolo — pari a 4.726 ettari nel periodo 2019-2024, ossia l’estensione di una città paragonabile a Bologna — e l’incremento del numero di auto circolanti, salito a 70 veicoli per cento abitanti rispetto ai circa 68 della precedente edizione. Il quadro è completato da segnali critici sulla qualità dell’aria, con picchi di ozono (O3) che restano indicatori sensibili dell’inquinamento urbano.
Le prime posizioni e il divario territoriale
Al vertice della graduatoria si attestano Mantova, Trento e Bolzano, rispettivamente con un indice del 81,29%, 76,53% e 75,47%. Queste tre città sono le uniche oltre il 75%, evidenziando come politiche urbane lungimiranti possano tradursi in risultati misurabili. Seguono realtà come Cremona (74,77%), Reggio Emilia (72,40%), Bergamo (71,45%), Parma (71,03%) e Pordenone (70,79%). Tra le città metropolitane, Bologna resta la più virtuosa seppure scivolata al dodicesimo posto con il 69,71%, mentre Roma figura al 67esimo posto con il 50,91%, arretrando di una posizione rispetto all’anno precedente.
Il sud e le performance più deboli
Il Mezzogiorno mostra segnali di difficoltà accentuate: Cosenza risale e si piazza nona, prima città del sud nella top ten, dopo essere stata sedicesima nella precedente edizione. All’estremo opposto della classifica c’è Napoli al 106esimo posto con un indice di 30,80%. Nelle ultime posizioni si confermano altre aree meridionali in sofferenza, come Crotone (101esima, 39,09%), Caserta (38,57%), Catania (37,45%), Palermo (36,74%) e Reggio Calabria (36,74%). Questi dati ribadiscono un divario territoriale marcato che attraversa indicatori di qualità dell’aria, gestione idrica e raccolta differenziata.
Smog, consumo di suolo e mobilità: le criticità concrete
Tra le criticità ricorrenti segnalate dallo studio spiccano tre macrotemi: inquinamento atmosferico, consumo di suolo e mobilità privata. Lo smog, con episodi acuti di ozono, rimane una cartina tornasole della pressione ambientale nelle aree urbane. Parallelamente, il saldo territoriale 2019-2024 documenta la perdita di 4.726 ettari di suolo, una trasformazione del territorio che avviene nonostante un calo demografico complessivo di 322.000 abitanti nello stesso periodo. La crescita del parco auto — passata da poco più di 68 a 70 veicoli per cento abitanti — confligge con gli obiettivi di riduzione delle emissioni e di riconversione dei trasporti urbani verso modelli più sostenibili.
Dichiarazioni e richieste alle istituzioni
Il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, ha richiamato l’attenzione sulla lentezza dell’adattamento urbano ai cambiamenti climatici e sulla necessità di politiche stabili: “È ora di invertire rotta con politiche ambientali strutturali e di lungo periodo e non con misure tampone”. Dall’ufficio scientifico, Mirko Laurenti sottolinea come le città si muovano a doppia velocità, tra qualche miglioramento e difficoltà persistenti, e chiede una strategia nazionale che metta le città al centro di una regia condivisa, capace di trasformare risorse straordinarie in interventi sinergici sull’area vasta.
Lo studio mette in luce anche criticità specifiche nelle grandi città: problemi di raccolta differenziata per alcuni capoluoghi, elevate perdite nelle reti idriche in realtà metropolitane e scarsa diffusione di infrastrutture ciclabili e spazi pedonali in alcune aree. Al contempo emergono miglioramenti localizzati, che mostrano come interventi mirati possano incidere positivamente sull’indice complessivo.
Nel complesso, la fotografia 2026 evidenzia sia segnali incoraggianti sia elementi che richiedono scelte politiche e risorse stabili per essere affrontati in modo duraturo. L’insieme dei numeri — dalla media del 55,72% alle singole eccellenze e criticità territoriali — offre una base per orientare decisioni che vadano oltre soluzioni emergenziali e puntino a una trasformazione delle città in chiave resiliente e sostenibile.



