Nel corso della tarda mattinata del 30 maggio 2026 si è consumata una tragedia sulle pareti del Massiccio delle Pope, in Val di Fassa. Un alpinista di 32 anni, impegnato come primo di cordata sulla via Livanos, è precipitato dal secondo tiro per un volo stimato intorno ai trenta metri. La caduta ha travolto anche il compagno che lo stava assicurando in sosta, con conseguenze fatali per il climber.
La dinamica dell’incidente e la chiamata ai soccorsi
Secondo le ricostruzioni fornite dagli operatori intervenuti, il compagno di cordata ha lanciato l’allarme al Numero Unico per le Emergenze 112 alle 11:40, descrivendo una situazione immediatamente critica. Sul luogo si è mosso rapidamente l’elisoccorso del soccorso alpino, mentre gli operatori della Stazione Centro Fassa si sono portati in piazzola a Pozza di Fassa per coordinare le fasi successive dell’intervento. Le prime valutazioni mediche in parete hanno confermato il decesso del 32enne.
Ruolo dell’elicottero e squadra in parete
L’elicottero ha sbarcato un tecnico di elisoccorso e un medico direttamente sulla parete per le prime verifiche, ma le condizioni del climber non hanno lasciato margini per interventi salvavita. In una seconda rotazione, l’aeromobile ha calato due soccorritori della Stazione Centro Fassa mediante verricello per circa 90 metri, con l’obiettivo di supportare le operazioni di messa in sicurezza, ottenere il nulla osta dalle autorità competenti e procedere alla rimozione della salma e al ritorno a valle del testimone.
Chi era la vittima
La persona deceduta è stata identificata come Antonio Gianni Toscani, 32 anni, originario di Giulianova, Abruzzo, ma residente da tempo in Trentino. Toscani era noto nel territorio anche per la sua professione: insegnava educazione motoria presso l’istituto La Rosa Bianca di Cavalese. La sua perdita ha suscitato cordoglio tra colleghi, studenti e la comunità locale.
Impatto sulla comunità e reazioni
Un incidente simile richiama l’attenzione sui rischi connessi all’arrampicata e sulla necessità di formazione, attrezzature adeguate e gestione del rischio in parete. Familiari e amici hanno espresso sgomento e tristezza per una vicenda che colpisce non solo chi pratica la montagna ma anche chi lo conosceva nella vita quotidiana. Le autorità e le squadre di soccorso hanno invece evidenziato la rapidità e la professionalità dell’intervento, pur sottolineando l’esito infausto.
Aspetti tecnici delle operazioni di soccorso
Le operazioni in parete hanno comportato l’uso di tecniche di elisoccorso e di verricello, operazioni delicate che richiedono addestramento specifico e coordinamento con le forze dell’ordine per le procedure di rilascio del nulla osta. I soccorritori hanno operato per stabilire la scena, mettere in sicurezza eventuali altri protagonisti e accompagnare il compagno di cordata a valle. L’intervento si è concluso intorno alle 14, dopo le fasi di recupero e le formalità.
Riflessioni e prevenzione
La tragedia sulla via Livanos richiama l’importanza della preparazione tecnica e dell’attenzione ai dettagli quando si pratica l’alpinismo e l’arrampicata. La definizione di primo di cordata indica il ruolo di chi apre la via e si espone a maggiori responsabilità durante progressione e protezione; è dunque fondamentale che chi ricopre tale ruolo abbia esperienza, controlli periodici delle attrezzature e una chiara comunicazione con il compagno in sosta. Le istituzioni locali e le scuole di montagna ribadiscono l’utilità della formazione continua e della cultura della sicurezza.
Restano aperte eventuali indagini e approfondimenti da parte delle autorità competenti per ricostruire con precisione le cause dell’incidente. Nel frattempo la comunità di Val di Fassa e la scuola dove insegnava Antonio Gianni Toscani piangono una perdita che lascia un vuoto umano e professionale.



