Il Centro studi ha messo in evidenza una crescita della pressione fiscale che raggiunge livelli record nell’ultimo decennio. Il rapporto sottolinea come l’assetto fiscale italiano produca differenze marcate tra aree geografiche, con alcune province caratterizzate da una contribuzione media molto superiore alla media nazionale.
Nel documento della CGIA emergono dati puntuali sulle aliquote versate dai contribuenti nelle diverse aree territoriali: nella Città Metropolitana di Milano l’imposta media Irpef per contribuente supera nettamente altre realtà urbane, seguita da capoluoghi come RomaMonza/BrianzaBolzano e Bologna. La distribuzione dei versamenti mostra un quadro di forte concentrazione territoriale del prelievo fiscale.
Distribuzione dell’Irpef nelle principali province
Secondo i dati diffusi, nella Città Metropolitana di Milano l’Irpef media per contribuente si attesta a 9.066 euro collocandosi al primo posto nella graduatoria nazionale. Dietro Milano si posiziona la Città Metropolitana di Roma con una media di 7.536 euro mentre altre province in cima alla lista registrano valori medi come 7.100 euro per Monza/Brianza6.975 euro per Bolzano e 6.846 euro per Bologna. La media italiana si trova a 5.788 euro un valore che mette in risalto lo scarto tra i territori al vertice e la situazione media del Paese.
Perché esistono queste differenze
La spiegazione offerta nel rapporto si basa sulla natura progressiva del sistema tributario: il carico fiscale aumenta con il reddito dichiarato, per questo aree con redditi medi più elevati tendono a registrare un prelievo Irpef più consistente. Inoltre, le regioni e le province con un maggiore gettito spesso offrono una gamma più ampia di servizi pubblici, che possono giustificare, agli occhi dei contribuenti, una pressione fiscale più alta.
Chi ha sostenuto l’onere e dove sono andati i fondi
Nel commento ai numeri, la CGIA evidenzia che il gettito aggiuntivo è stato «prelevato» a neoassunti, banche, assicurazioni e grandi imprese. Questa dinamica, citata testualmente nel rapporto, indica una redistribuzione della base imponibile verso soggetti specifici, mentre contemporaneamente è stato previsto un intervento a favore delle famiglie: è stato stanziato un taglio delle tasse per le famiglie pari a 33 miliardi. L’accostamento tra maggiori entrate da alcune categorie e il sostegno diretto alle famiglie è uno dei nodi principali emersi dall’analisi.
Il richiamo alla nozione di compensazione fiscale è centrale nello studio: da un lato si registrano oneri più pesanti su determinate categorie di contribuenti, dall’altro si immettono risorse a favore di nuclei familiari per alleggerire il carico fiscale complessivo. Questa strategia fiscale ha implicazioni su consumi, investimenti e sul funzionamento del mercato del lavoro.
Implicazioni territoriali e servizi pubblici
Le aree che versano più Irpef, secondo il rapporto, tendono anche a offrire servizi pubblici più numerosi o di qualità superiore, coprendo ambiti quali trasporti, istruzione, infrastrutture sociali e culturali. Il legame tra gettito e offerta di servizi non è automatico, ma costituisce una chiave interpretativa utile per comprendere la percezione delle differenze fiscali tra territori.
La lettura dei dati invita a riflettere sulla sostenibilità di un sistema in cui la concentrazione del gettito riguarda aree specifiche e categorie ben definite: la politica fiscale, la pianificazione territoriale e le politiche per il lavoro appaiono elementi strettamente interconnessi nella definizione dei futuri interventi.



