Oltre cento docenti dell’Università di Trento hanno pubblicato una lettera aperta per opporsi al raduno “Ritorno a Camelot” previsto dal 3 al 6 settembre a Pietramurata frazione del comune di Dro.
La presa di posizione è arrivata mentre aumentava la mobilitazione locale e la preoccupazione per la partecipazione di militanti di estrema destra. Ultimo aggiornamento: 3 settembre 2026.
Perché la lettera dei docenti è rilevante
I firmatari hanno ricordato che “L’università è un luogo di libera ricerca, formazione e confronto fra posizioni anche molto diverse” e hanno evidenziato che quella libertà “presuppone il riconoscimento dell’eguale dignità delle persone”. I docenti hanno collegato i principi dell’Università alla tutela costituzionale del rispetto e dell’antifascismo, sostenendo che razzismo e nazifascismo sono incompatibili con la vita accademica.
La posizione ha assunto rilievo pubblico perché arriva dall’ambiente accademico di Trento, un’istituzione con ruolo civico nel territorio, e perché mette in relazione la qualificazione amministrativa dell’evento come privato con l’impatto sulla comunità locale di Pietramurata e del comune di Dro.
Reazioni a Dro e azioni istituzionali
La comunità di Dro si è mobilitata nelle settimane precedenti l’evento: circa un centinaio di abitanti sono scesi in piazza per chiedere l’annullamento del raduno. I residenti hanno rivolto alla sindaca richieste dirette e hanno espresso preoccupazione per la possibile esposizione di minori, in particolare negli spazi frequentati da giovani appassionati di motocross come l’hotel Ciclamino.
La sindaca di Dro ha ricevuto pressioni pubbliche affinché l’amministrazione dichiari il proprio rifiuto dell’iniziativa. Nel contempo è rimasta la possibilità che il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica valuti vincoli o divieti: le forze dell’ordine hanno pianificato misure per presidiare l’area in caso di svolgimento del raduno.
Organizzazione e numeri attesi
L’evento è stato organizzato dal Veneto Fronte Skinheads e ha richiamato attenzione per il legame alla galassia neonazista europea. Le stime circolate nelle fasi preparatorie indicavano tra le 300 e le 400 persone attese da diversi Paesi, spingendo associazioni e sindaci dei comuni limitrofi a esprimere solidarietà alla popolazione di Dro e a chiedere interventi per evitare tensioni.
I sindaci della zona hanno espresso compattezza con la sindaca di Dro e si sono detti pronti a sostenere iniziative civiche di protesta qualora l’evento non venisse vietato. È stata anche avviata una raccolta firme da parte di organizzazioni locali per chiedere alle autorità preposte di non autorizzare lo svolgimento della manifestazione.
Messaggi dei firmatari e prossime mosse
Nella lettera i docenti hanno affermato che “La presenza pubblica di idee e organizzazioni razziste e neonaziste non può diventare, per consuetudine o per assuefazione, un fatto normale” e hanno rivolto un messaggio di solidarietà “a quanti sono presi di mira da queste ideologie”. I firmatari hanno inoltre sottolineato che la comunità universitaria include chi studia e lavora nel territorio e che la difesa della dignità è indivisibile.
Qualora l’evento venisse comunque autorizzato, è stata annunciata la possibilità di una contromanifestazione a Pietramurata. Le autorità locali e le forze dell’ordine hanno dichiarato di monitorare la situazione per garantire l’ordine pubblico e la sicurezza dei residenti e dei partecipanti.
La mobilitazione resta in corso e la vicenda continua a essere seguita da rappresentanti accademici, amministratori locali e cittadini interessati alla tutela dei valori democratici nel territorio di Pietramurata e Dro.



