La stagione agricola italiana è sotto pressione per la contemporanea presenza di caldo estremo e precipitazioni intense: una alternanza che sta provocando perdite produttive molto rilevanti e un pesante aumento dei costi per le aziende. La Coldiretti ha sintetizzato il quadro con numeri e percentuali che descrivono l’emergenza: danni stimati in circa 3 miliardi di euro riduzioni di raccolto che raggiungono punte dell’80% in alcune aree e la necessità per molte imprese di sostenere spese maggiori per energiafertilizzanti e irrigazione per cercare di salvare le colture.
Danni stimati e comparti particolarmente colpiti
Il combinato di siccità granine, roghi e ondate di calore ha messo sotto forte pressione filiere come mais, riso, foraggi e produzioni zootecniche. In diverse zone di montagna il secondo sfalcio di fieno è stato seriamente compromesso: in Trentino lo sfalcio in quota è calato del 70% rispetto alla media stagionale, mentre per il comparto delle mele si prevede una contrazione del raccolto attorno al 9-10% con riduzione delle pezzature. Complessivamente i danni diretti e indiretti vengono quantificati intorno a 3 miliardi di euro riflettendo sia perdite fisiche sia costi aggiuntivi di produzione.
Perdite per coltura e pressioni sui prezzi
In Piemonte, nelle aree non irrigue della Baraggia, la produzione di riso rischia cali tra il 70% e l’80% mentre il mais è stimato in perdita tra il 50% e il 60% e i foraggi intorno al 50%. I noccioleti più datati registrano cali stimati tra il 20% e il 30%. Contestualmente si osservano quote di mercato e valori di produzione che non sempre coprono l’incremento dei costi, con il risultato che i prezzi di mais e riso restano contenuti mentre il prezzo dei foraggi aumenta per scarsità.
Situazione regionale: Lombardia, Veneto, Friuli e Emilia-Romagna
In Lombardia la risposta degli agricoltori è stata anticipare la raccolta del mais e privilegiare il trinciato rispetto alla granella, con una perdita fino al 30%. La soia in alcune zone registra cali analoghi e per il fieno si stima mediamente una perdita di circa un terzo della produzione. Nel riso il calo medio nazionale si aggira attorno al 15% con criticità accentuate in aree come la Lomellina. In Veneto e Friuli Venezia Giulia la filiera dei seminativi segnala riduzioni tra il 40% e il 60% mentre nel Veneto il deficit pluviometrico dall’inizio dell’anno idrologico è valutato al 26% con quasi 2,4 miliardi di metri cubi d’acqua mancanti rispetto alla media storica.
Impatto su latte, carne e colture estensive
Le ripercussioni coinvolgono anche la zootecnia: in Lombardia la produzione di latte è diminuita mediamente del 10-15% mentre nelle aree montane la produzione di formaggio d’alpeggio potrebbe ridursi di circa il 20%. In Veneto e Friuli la produzione di latte e carne subisce contrazioni tra il 20% e il 30% coerenti con il deterioramento di prati e pascoli che per molte zone montane segnano cali tra il 40% e il 60%.
Centro, Sud e Isole: raccolti a rischio e costi irrigui in aumento
Nel Centro Italia mais e girasole in alcune zone registrano perdite fino al 50% la vendemmia è spesso anticipata e si stimano riduzioni di resa per il vino tra il 5% e il 10% a seconda dell’irrigazione disponibile. In Abruzzo, dopo lunghi periodi senza pioggia, la perdita di uva in aree non irrigate è stimata attorno al 50% mentre l’olivo mostra cali tra il 20% e il 30%. Al Sud e nelle Isole l’effetto più evidente riguarda l’ortofrutta (pomodoro, angurie, uva da tavola) con problemi di pezzatura e qualità e un aumento dei costi per alimentare gli allevamenti a causa della minore disponibilità di foraggi.
In Sardegna il grande caldo ha costretto molte aziende a interventi straordinari: il carciofo è tra le colture più colpite, con ripiantamenti e raddoppio delle spese, e gravi carenze si registrano anche su verdure a foglia, agrumi e oliveti. In Calabria si stimano perdite per gli agrumi tra il 30% e il 40% per scottature e cascola, con un impatto ulteriore sui costi di energia e irrigazione.
Proposte operative avanzate da Coldiretti Trentino Alto Adige
Alla crisi produttiva si affianca la compressione economica: la minore disponibilità di prodotto e l’aumento delle spese irrigue ed energetiche poggiano sulla richiesta di interventi strutturali. La Coldiretti Trentino Alto adige sollecita la realizzazione di un piano nazionale di invasi dotati di sistemi di pompaggio in grado di produrre energia elettrica e trattenere maggiormente l’acqua piovana. Oggi l’Italia trattiene appena l’11% dell’acqua piovana; l’idea è di creare bacini realizzati con materiali naturali, destinati ad usi civili e agricoli e capaci di contribuire a una fonte rinnovabile di energia idroelettrica.
Il piano include anche il recupero delle infrastrutture idriche esistenti e il potenziamento delle reti di distribuzione, oltre alla manutenzione dei corsi d’acqua, misure ritenute necessarie per una gestione più efficiente della risorsa. La proposta mira sia a ridurre gli impatti della siccità che a limitare gli effetti degli eventi meteorologici estremi sulla continuità delle filiere agroalimentari.



