La notte tra il 31 maggio e il 1 giugno 2026 si è conclusa con successo una complessa operazione di soccorso nella Grotta dei Cinghiali Volanti, situata nei pressi di Garessio, in provincia di Cuneo. Un giovane speleologo di vent’anni, residente in Liguria, era rimasto bloccato a circa 120 metri di profondità con un arto inferiore schiacciato da un masso. L’intervento si è protratto per molte ore e si è concluso alle ore 5:40 del mattino del 1 giugno 2026, quando l’infortunato è stato affidato al personale sanitario e trasferito in ospedale.
Impegno e organizzazione dei soccorsi
Alla chiamata di emergenza, l’allarme è stato raccolto immediatamente dal Corpo Nazionale soccorso alpino e Speleologico (CNSAS). In tutto sono intervenuti più di cinquanta operatori provenienti da diverse regioni: Piemonte, Liguria e Lombardia. Tra le figure mobilitate figuravano tecnici speleologici, sanitari specializzati, disostruttori e personale logistico, oltre al supporto dei Carabinieri e del servizio di elisoccorso di Azienda Zero della Regione Piemonte.
Ruolo delle delegazioni regionali
Le delegazioni regionali hanno lavorato in coordinamento: il contingente piemontese ha gestito il coordinamento operativo, mentre le squadre della Liguria e della Lombardia hanno fornito risorse tecniche e specialisti. Nel corso della notte sono stati impiegati operatori con competenze specifiche come tecniche di movimentazione in spazi confinati e la capacità di operare su percorsi ipogei complessi per garantire la sicurezza di chi lavorava all’interno della cavità.
Fasi dell’intervento e tecniche adottate
Le prime squadre hanno raggiunto il ferito e, dopo aver stabilizzato la situazione, si sono concentrate sulla rimozione del blocco che imprigionava la gamba del giovane. L’operazione ha richiesto l’uso di metodi specialistici: i disostruttori hanno ridotto progressivamente le dimensioni del masso e i tecnici speleologici hanno ampliato alcuni passaggi della cavità per permettere le operazioni di liberazione e il successivo avanzamento verso l’uscita.
Allestimento del campo sanitario
All’interno della grotta è stato predisposto un piccolo campo sanitario per consentire al personale medico del CNSAS di effettuare una valutazione approfondita. Gli accertamenti hanno mostrato che il quadro clinico del giovane era nel complesso buono; non sono emerse condizioni tali da richiedere il trasporto in barella. Questo ha permesso di pianificare un’uscita assistita in cui il ferito ha potuto partecipare attivamente alle manovre, accelerando il recupero nonostante le difficoltà dell’ambiente sotterraneo.
Personale coinvolto e particolarità locali
Tra i circa cinquanta operatori impegnati, erano presenti anche due speleologi trentini: uno in qualità di infermiere e l’altro come disostruttore. La presenza di queste figure ha rappresentato un contributo specialistico significativo, dato che le operazioni in grotta richiedono competenze che coniugano l’alta manualità con la conoscenza delle tecniche mediche in ambiente confinato.
Supporto logistico e mezzi aerei
Il servizio di elisoccorso di Azienda Zero ha fornito supporto fondamentale per il trasporto in quota di personale e materiali, permettendo di ridurre i tempi di approvvigionamento e agevolare le fasi più delicate dell’intervento. Le forze dell’ordine hanno garantito il coordinamento esterno e la sicurezza della zona di accesso alla grotta.
Esito dell’operazione e successive verifiche
L’uscita dell’infortunato dalla cavità è avvenuta nelle prime ore del mattino del 1 giugno 2026, alle ore 5:40, quando il giovane è stato consegnato al personale dell’ambulanza per il trasferimento in ospedale. Le autorità hanno sottolineato l’importanza della collaborazione tra le diverse delegazioni regionali e la tempestività dell’intervento per il buon esito del salvataggio.
Questa operazione è un esempio di come la combinazione di competenze tecniche, preparazione medica e coordinamento tra istituzioni possa fare la differenza in scenari ad alto rischio come le esplorazioni speleologiche. Il Soccorso Alpino e Speleologico ha ribadito l’importanza della formazione continua e dell’addestramento per affrontare situazioni in spazi confinati, mentre le autorità locali proseguiranno con gli accertamenti necessari e le verifiche sanitarie sull’infortunato.


